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Sudan. Amnesty, armi chimiche a Darfur, 200 vittime, decine di bambini

GB, LONDRA – Più di 200 persone, tra le quali decine di bambini, sono state uccise a Darfur da armi chimiche utilizzate dal governo sudanese per stroncare la rivolta dei ribelli e venire a capo, a suo modo, di quella guerra dimenticata che dal 2003 ha provocato 300.000 morti e due milioni di sfollati.

Lo denuncia Amnesty International denunciando “stupri e uccisioni di massa” e l’uso di armi chimiche “30 volte” nel corso dell’offensiva lanciata da Khartoum in gennaio nella zona di Jebel Marra.

Il governo di Omar al Bashir nega, e attraverso l’ambasciatore all’Onu Omer Dahab Fadl Mohamed, fa sapere che “le accuse di uso di armi chimiche da parte delle forze armate sudanesi è privo di senso e inventato”. Ma la documentazione fornita da Amnesty non lascia spazi a dubbi: foto, video, e testimonianze dei sopravvissuti. “La scala e la brutalità di questi attacchi è difficile da esprimere a parole”, afferma Tirana Hassan, direttore dell’Ufficio per la ricerca sulle crisi dell’Organizzazione, citata dalla Bbc.

“Le immagini dei video che abbiamo visto nel corso della nostra ricerca sono davvero scioccanti. In uno un bimbo urla di dolore prima di morire. Molte foto mostrano bambini coperti di lesioni e vesciche, alcuni non riescono a respirare e vomitano sangue”. I sopravvissuti hanno raccontato ad Amnesty che un fumo con un odore di putrido e “innaturale” riempiva l’aria dopo il lancio delle bombe.

“Il rapporto presentato giovedi da Amnesty International conferma gli orrori compiuti in Darfur che denunciamo da anni”, scrive in una nota l’associazione Italians for Darfur sottolineando che “Amnesty ha dato corpo ad atrocità che il mondo non vuole vedere e si ostina, vergognosamente, a ignorare”. Ma l’ambasciatore sudanese insiste: “L’obiettivo di tali accuse è di ingenerare confusione nei processi in corso tendenti ad approfondire la pace e la stabilità migliorando lo sviluppo economico e la coesione sociale in Sudan”.

Ma per chi è stato a Darfur e ha visto le condizioni di vita nei campi profughi è difficile credergli sulla parola. Le milizie arabe in Darfur sono state accusate di atrocita’ e di sistematica pulizia etnica a danno delle popolazioni nere: fatti che sono valsi al Sudan le sanzioni, ad al Bashir una condanna in contumacia – la prima inflitta a un capo di stato in carica – e un mandato di cattura da parte della Corte penale internazionale (Cpi) nel 2009 per crimini di guerra e crimini contro l’umanita’.

Ed è solo di due giorni fa la diffusione di un rapporto stilato dal comitato di monitoraggio sulle sanzioni del Consiglio di Sicurezza Onu secondo il quale il Sudan continua a violare le sanzioni internazionali imposte dal Consiglio proprio per le violazioni dei diritti umani. Khartoum – sostiene il rapporto – viola regolarmente l’embargo sulle armi e usa bombe a grappolo.