Tenta il suicidio abbracciato a una bambola gonfiabile: lui si salva, l’”amica” no

Una bambola gonfiabile può salvarti la vita. Vera o meno che sia, la storia vale la pena di essere raccontata.

Secondo la testata China Smack, un residente di Shanghai, tale signor Yang, di 50 anni, vedovo e in preda a una crisi depressiva, ha tentato il suicidio, lanciandosi dal sesto piano della palazzina dove abita insieme con l’unica “donna” che gli era rimasta.

La fortuna ha voluto che lui atterrasse sopra il fantoccio che, scoppiando fragorosamente, ha notevolmente attutito impatto.

I vicini, che in un primo momento avevano pensato di essere testimoni di un doppio suicidio di tipo convenzionale, hanno paragonato il rumore allo scoppio di un pneumatico.

Yang se l’è cavata con due costole rotte e qualche escoriazione. La sua amica di plastica però è stata ridotta a brandelli.


La testata China Smack riferisce di un residente di Shanghai, tale Sig. Yang, di 50 anni, la cui vita è stata salvata dalla sua bambola gonfiabile. L’uomo, un vedovo in preda a una crisi depressiva, ha tentato il suicidio, lanciandosi insieme con l’unica “donna” rimasta nella sua vita dal sesto piano della palazzina dove abita. La fortuna ha voluto però che lui atterrasse sopra il fantoccio che, scoppiando fragorosamente, ha notevolmente attutito impatto. I vicini, che in un primo momento avevano pensato di essere testimoni di un doppio suicidio di tipo convenzionale, hanno paragonato il rumore allo scoppio di un pneumatico. Yang se l’è cavata con due costole rotte e qualche escoriazione. La sua amica di plastica però è stata ridotta a brandelli.

2 marzo 2010 | 16:37   Letto 1017 volte   


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Nomade non è una virtù, quei campi non sono un diritto

Penso che il destino abbia in sorte per l'Italia il "leghismo". Leghismo tra virgolette perché non mi riferisco solo e principalmente alla forza politica, alla Lega di Bossi. Penso piuttosto a un "leghismo" diffuso come cultura che ormai scorre nelle vene della società, quello per cui l'unico metro e valore del pensare ed agire è "farsi i fatti propri", qui, oggi, subito. Una visione della vita senza domani e senza ieri, solo presente, presente immediato. Una visione del mondo senza mondo, che tutto quello che è fuori dell'uscio di casa è pericoloso ed ostile, da trattare quindi con diffidenza ed ostilità. La Lega di Bossi c'entra ma è conseguenza e non causa, fenomeno e non soastanza. Penso che questa sia la sorte e sia una mala sorte. Sono contrario ai respingimenti in mare degli immigrati, sono retate sommarie appena velate dall'ipocrisia. Penso che i Cie, centri di identificazione ed espulsione dei clandestini siano dei lager dove la gente è incarcerata senza tempo e processo. Penso che il razzismo abbia imbevuto il paese come l'acqua fa con una spugna. Però, per quanto mi scervelli, in scienza e coscienza non riesco a dar torto a chi vuole eliminare i campi nomadi, anche se questi si chiama Maroni o Alemanno. Nomade non è una virtù, una condizione umana da preservare. Nomade non è un salvacondotto che esime dal vivere in condizioni sanitarie decenti. Nomade non è una patente che autorizza a campare un piede o anche due al di fuori della legge. Nomade non è una colpa e neanche uno stigma, men che mai una razza. Ma non è esimente o attenuante dall'essere cittadino di qualunque Stato, anche di uno Stato chiamato Unione Europea. E quei campi non sono un diritto, sono una vergogna e una tortura per chi ci vive dentro. Prima ancora che un fastidio o un pericolo per chi ci vive accanto. Eliminare quei campi è una questione di decenza civile. Eliminare quei campi, non deportare chi ci sta dentro. So si essere impopolare, ma la collettività dovrebbe farsi anche fiscalmente carico del costo dell'eliminazione di quei campi e dell'assistenza, immediata e a tempo, di chi lì dentro si accampa. Sono campi discarica di umanità e traslocarli in altra discarica è crudele e stupido. Ma tenerli lì dentro, consentire che ci restino non è carità e neanche giustizia. Assisterli a tempo, dare loro l'opportunità di restare in Italia, se vogliono e sanno starci dentro la legge. Altrimenti anche rimpatriarli, perchè no? Non riesco a condividere, anzi a capire la "subcultura" o meglio la cultura subalterna di chi vuole tenere in piedi quei ghetti di lamiera e cartone e chiama questo accoglienza. Non si tratta di lisciare il pelo al razzismo latente e neanche tanto latente. Si tratta di essere, noi e i nomadi, i rom, i rumeni, i bulgari, gli italiani, i poveri e gli agiati, cittadini. Cioè gente che ha diritti e doveri. Il diritti di vivere in decenza e salute, il dovere di farlo nel campo della legge e delle regole.

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