Blitz quotidiano
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Terremoto: cemento flessibile e distanza minima tra edifici, modello Giappone

TOKYO – Con il 20% delle scosse superiori o pari a magnitudo 6 registrate ogni anno a livello mondiale e una media di 300 scosse al giorno, il Giappone s’è dotato di una delle normative più all’avanguardia sulle costruzioni capaci di resistere ai terremoti più forti. L’obiettivo è portare la quota di abitazioni antisismiche in grado di assorbire le scosse più forti della scala di misurazione nipponica di 7 gradi massimi, tarata rispetto alla Richter sui tremolii di superficie, al 90% anche grazie ai lavori in programma per le Olimpiadi di Tokyo 2020, tramite incentivi fiscali per le ristrutturazioni e altre misure.

In base agli ultimi dati, gli edifici a norma sfiorano l’80%, mentre sono circa 10.000 le scuole che richiederebbero interventi specifici. Il segreto, per gli edifici più alti, è nel cemento armato “flessibile” in grado di assorbire torsioni e spinte che sta modificando l’aspetto della capitale, con palazzi sempre più alti, fino alla Tokyo Skytree, la torre più alta al mondo di trasmissione tv che supera i 600 metri. Le tecniche messe a punto prevedono veri e propri carrelli sotto le fondamenta che neutralizzano le scosse.

In generale, i grandi edifici di Tokyo hanno uno scheletro fatto di acciaio temperato flessibile e leggero caratterizzandosi pure per l’uso di laterizi ridotti al minimo. Non esistono edifici attaccati gli uni agli altri, sia perché i lotti dei terreni sono venduti singolarmente e le case costruite e demolite di solito ogni 40 anni (soprattutto le monofamiliari) sia per motivi di sicurezza: molte case in legno (nel rispetto della più antica tecnica artigiana e antisismica nipponica) sono costruite con complessi scheletri molto robusti e flessibili. La distanza minima tra gli edifici è di 50 centimetri, anche per diminuire i rischi di incendi a catena che seguono i terremoti. Per le scosse molto forti, l’erogazione del gas e di altre utenze è bloccata in automatico.