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Terremoto Messico, si temono mille morti. Scossa peggiore del 1985: allora 10mila vittime

Terremoto Messico, si temono mille morti. Scossa peggiore del 1985: allora 10mila vittime

Terremoto Messico, si temono mille morti. Scossa peggiore del 1985: allora 10mila vittime (Foto Ansa)

CITTA’ DEL MESSICO – Mille morti: questo è il possibile bilancio dell’ultimo, tragico, terremoto che ha colpito il Messico il 19 settembre, secondo le stime della United States Geological Survey (Usgs), l’agenzia scientifica del governo statunitense per il territorio. Attualmente le vittime accertate sono oltre 250, ma ci sono moltissimi dispersi, tra cui anche bambini rimasti intrappolati tra le macerie delle scuole.

L’Usgs ha lanciato un’allerta “arancione” sulle possibili vittime e “rossa” per l’impatto economico che, è stato spiegato, richiederà una significativa risposta a livello nazionale e internazionale. La scossa di martedì 19 settembre è stata più forte di quella del devastante sisma del 19 settembre del 1985, in cui morirono diecimila persone.

L’intero Paese è sotto choc. Nella prima notte dopo il fortissimo sisma i soccorsi cercano disperatamente di salvare chi è rimasto sotto le macerie. Ma non c’è stato niente da fare per i bambini e una maestra rimasti intrappolati dentro una scuola: oltre 20 i bimbi e quattro gli insegnanti morti nel crollo del collegio Enrique Rebasamen della capitale.

Il bilancio della mega-scossa di magnitudo 7.1 è tragico e nel corso della notte non ha mai smesso di aggravarsi. Di ora in ora, gli aggiornamenti sono state costanti: la maggior parte dei morti nello stato di Morelas e a Città del Messico, oltre che a Puebla e negli stati del Messico e di Guererro.

Sui tanti fronti dell’emergenza, l’aspetto centrale è quello di salvare chi è rimasto sotto i detriti dei tanti crolli in città: una quarantina, ha precisato il presidente Enrique Pena Nieto.

A sottolineare la lotta contro il tempo per scavare tra i detriti alla ricerca dei sopravvissuti è stato tra gli altri il sindaco Miguel Angel Mancera, che ha disposto lo stato d’emergenza in tutta la città. Oltre agli uomini delle forze di sicurezza (tra i quali 3mila miliari) tantissimi volontari hanno preso parte alle operazioni di soccorso fin da subito dopo la mega-scossa di ieri alle 13,14 (ore locali).

Il rientro a casa di migliaia e migliaia di persone si è svolto in mezzo a numerose difficoltà e un clima caotico, tra l’altro per le fughe di gas e strade chiuse, molte delle quali senza semafori a causa dei black out, soprattutto nell’area del centro e del sud della capitale: in totale, circa 3,8 milioni di persone sono rimaste senza elettricità, 2 milioni a Città del Messico.

“Ero in un bar prendendo un caffè nella zona di Prados de Coyoacan, è arrivata la scossa e sono stato letteralmente scaraventato fuori. In genere sono io a mantenere i nervi saldi, ma questa volta ho avuto tanta paura, sono stato confortato da chi mi stava vicino per strada”, ha raccontato un cittadino.

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