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Torturava, seviziava e violentava i migranti: arrestato trafficante ghanese

Torturava, seviziava e violentava i migranti: arrestato trafficante ghanese

Torturava, seviziava e violentava i migranti: arrestato trafficante ghanese (Foto Ansa)

AGRIGENTO – E’ accusato di aver torturato, seviziato e stuprato i migranti  prima che partissero verso le coste italiane. La polizia ha fermato un ventenne ghanese, Eric Ackom Sam, ritenuto essere un trafficante di uomini.

Nei giorni scorsi l’uomo, sbarcato lo scorso 5 marzo a Lampedusa, è stato sottratto da un tentativo di linciaggio da parte di alcuni immigrati che lo avevano riconosciuto come il responsabile delle torture subite in Libia.

Dal racconto dei migranti è emerso che venivano sottoposti a sevizie, anche in diretta telefonica con i propri parenti, ai quali veniva richiesto il pagamento di un riscatto per porre fine alle sofferenze dei loro cari.

Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto per l’uomo la custodia cautelare in carcere per le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alla tratta, al sequestro di persona, alla violenza s******e, all’omicidio aggravato ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Sull’uomo arrestato gli immigrati che lo hanno riconosciuto hanno raccontato: “Ogni volta che dovevo telefonare a casa, Fanti mi legava e mi faceva sdraiare per terra con i piedi in sospensione e, così immobilizzato, mi colpiva ripetutamente e violentemente con un tubo di gomma in tutte le parti del corpo e in special modo nelle piante dei piedi, tanto da rendermi quasi impossibile camminare”.

E ancora: “Spesso collegava degli elettrodi alla mia lingua per farmi scaricare addosso la corrente elettrica”. “Porto ancora addosso i segni delle violenze fisiche subite, in particolare delle ustioni dovute a dell’acqua bollente che mi veniva versata addosso”.

Sono stati cinque i migranti, tutti uomini, che hanno raccontato ai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento le torture e le violenze subite in Libia. “Cinque persone – ha detto il capo della Mobile, Giovanni Minardi,- che ci hanno dato una lezione di non omertà. Una lezione che deve essere d’esempio per gli agrigentini, molto spesso restii a collaborare”.

I migranti, in Libia, venivano tenuti rinchiusi in quattro container: tre per gli uomini ed uno per donne e bambini. Circa 800 le persone prigioniere. Quella per i profughi avrebbe dovuto essere una “tappa intermedia” prima del viaggio della speranza verso le coste italiane. In realtà i migranti venivano sequestrati. E così sarebbero rimasti fino a quando non pagavano – visto che il costo del viaggio lo avevano già onorato – il prezzo per la loro liberazione: dai 200 ai 300 mila franchi.

Perché pagassero venivano torturati, seviziati e sottoposti a violenza s******e. Se non avevano i soldi necessari a pagare il prezzo del loro “riscatto”, le torture avvenivano in diretta telefonica, mentre dall’altro lato del telefono c’erano familiari e parenti della vittima. Erano loro che sentivano le urla di dolore, erano loro – i parenti – che avrebbero dovuto pagare per porre fine alle sofferenze dei propri cari.

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