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Trump chiude all’immigrazione, allarme Onu. Appelli da Hollande, Malala, Zuckerberg

Trump chiude all'immigrazione, allarme Onu. Appelli da Hollande, Malala, Zuckerberg

Trump chiude all’immigrazione, allarme Onu. Appelli da Hollande, Malala, Zuckerberg

ROMA – La decisione di Donald Trump di sospendere il programma di accoglienza dei rifugiati nel Paese, nell’ambito di misure per la lotta al terrorismo islamico, ha immediatamente provocato la reazione della comunità americana e internazionale.

L’Onu ha rivolto un appello a Trump per proseguire la tradizione americana di accoglienza dei rifugiati e di non operare restrizioni di razza, nazionalità e restrizione. In una dichiarazione congiunta l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’Alto commissariato per i rifugiati hanno ricordato come “il programma americano di reinsediamento sia uno dei più importanti del mondo” e ribadito l’impegno a collaborare con il governo statunitense per “proteggere le persone che ne hanno più bisogno”.

Tra i primi a manifestare la propria preoccupazione per il decreto anti rifugiati è Malala Yousafzai, la giovane attivista pakistana vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2014: “Mi si spezza il cuore nel vedere che l’America sta voltando le spalle a una storia gloriosa di accoglienza di immigrati e rifugiati, persone che hanno contribuito a costruire il Paese, disposti a lavorare duramente in cambio di una chance di vita migliore” scrive la ragazza sulla pagina Facebok del ‘Malala Fund‘.

Trump “sta chiudendo la porta in faccia a bambini, madri e padri in fuga dalla violenza e dalla guerra”, ha aggiunto. “In questo momento di incertezza e inquietudine in tutto il mondo, chiedo al presidente Trump non voltare le spalle ai bambini e alle famiglie più indifese del mondo”.

François Hollande, presidente francese, si appella ai valori del Vecchio Continente: “Quando le dichiarazioni del presidente americano indicano la Brexit come modello per altri paesi, credo che si debba rispondere”, ha sottolineato Hollande, aggiungendo che l’Ue dovrebbe avviare un “dialogo fermo” con Washington.

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, definisce “preoccupante” la decisione di Trump. “Accogliere i rifugiati che fuggono dalla guerra e dall’oppressione è parte del nostro dovere”, ha aggiunto parlando a Parigi in conferenza stampa congiunta con il collega tedesco, Sigmar Gabriel.

Theresa May, primo ministro del Regno Unito, si è dichiarata “non d’accordo” con la decisione di Trump di bloccare l’immigrazione negli Stati Uniti. Una breve dichiarazione, resa nota dal suo portavoce, per ribadire il “non gradimento del Regno Unito” a questa politica anti-rifugiati varata dal presidente americano. Theresa May era stata pressata dai deputati e lord britannici affinché si smarcasse dalla linea dura presa da Trump, linea dura che in un primo momento la premier del Regno Unito aveva in qualche modo avallato. Il cambio di fronte sembra sia dovuto anche al fatto che i provvedimenti del presidente americano possano colpire cittadini britannici con doppia nazionalità.

“A chi fugge dalle persecuzioni dal terrore e dalla guerra, sappiate che i canadesi vi daranno il benvenuto, non importa quale sia la vostra fede. La diversità è la nostra forza #welcome to Canada”. Questo il tweet con cui il primo ministro canadese Justin Trudeau ha indirettamente risposto oggi alla sospensione degli ingressi negli Stati Uniti dei rifugiati decisa dal presidente americano Donald.

Parole dure anche da parte di Hillary Clinton, la candidata democratica alla presidenza statunitense che è stata sconfitta da Trump: “Io sto con tutte quelle persone che stasera manifestano per difendere i nostri valori e la nostra Costituzione. Noi siamo così”, scrive su Twitter.

Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, ricorda a Trump, tramite la sua pagina social, che gli Usa sono “una nazione di immigrati. I miei nonni arrivarono da Germania, Austria e Polonia. I genitori di Priscilla (la moglie) erano rifugiati provenienti da Cina e Vietnam. Gli Usa sono una nazione di immigrati e dovremmo esserne orgogliosi. Come molti di voi, sono preoccupato dall’impatto dei recenti ordini esecutivi firmati dal presidente Trump”, ha aggiunto.

Concludendo, per il fondatore di Facebook, gli Usa dovrebbero “mantenere le porte aperte ai rifugiati e a quelli che necessitano aiuto. Questo è quello che siamo. Se avessimo voltato loro le spalle decenni fa, la famiglia di Priscilla non sarebbe oggi qui”.

Alle parole di Zuckerberg ha subito fatto eco Tim Cook, Ceo di Apple: “La nostra azienda non esisterebbe senza l’immigrazione. Senza l’apporto di tutte le intelligenze, senza discriminazioni religiose, la nostra nazione non potrà prosperare e portare avanti l’innovazione”, scrive in un tweet, citando successivamente anche Abram Lincoln.

Un giudice federale di Brooklyn, Anne Donnolly, intanto, ha stabilito il diritto dei cittadini stranieri dei paesi messi al bando da Trump e muniti di regolare visto di poter entrare “temporaneamente” negli Usa, in attesa di valutazioni più accurate sulla loro posizione. L’ordinanza di emergenza del giudice Donnelly annulla una parte dell’ordine esecutivo del presidente Donald Trump sull’immigrazione, ordinando che i rifugiati e altre persone bloccate negli aeroporti degli Stati Uniti non possono essere rimandate indietro nei loro paesi. Ma il giudice non ha stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti né ha emesso un verdetto sulla costituzionalità dell’ordine esecutivo del presidente. I legali che hanno citato in giudizio il governo per bloccare l’ordine della Casa Bianca hanno detto che la decisione, arrivata dopo un’udienza di urgenza in una corte di New York, potrebbe interessare dalle 100 alle 200 persone che sono state trattenute al loro arrivo negli aeroporti statunitensi sulla base dell’ordine esecutivo che il presidente Donald Trump ha firmato venerdi’ pomeriggio, una settimana dopo il suo insediamento.

Poco prima dell’alba (in Italia), c’è stato poi un nuovo “aggiustamento” dell’ordine esecutivo di Trump sugli immigrati. In pratica, secondo quanto è trapelato in maniera molto scarna, coloro che erano residenti negli Usa prima del provvedimento e che fanno parte dei sette paesi islamici messi al bando dal presidente Usa, potranno rientrare in America, pur dovendo sottoporsi a nuovi esami da parte dell’Homeland Security. Non è ancora chiaro da quando tutto ciò sarà in vigore, però.

 

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