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Turchia, arrestati sospetti membri di Isis: preparavano attentato al referendum

Turchia, arrestati sospetti membri di Isis: preparavano attentato al referendum

Turchia, arrestati sospetti membri di Isis: preparavano attentato al referendum (Foto Ansa)

ISTANBUL – L’antiterrorismo turca ha arrestato nella provincia meridionale di Mersin nove sospetti membri dell‘Isis che stavano preparando attacchi ai seggi in occasione del referendum costituzionale sul presidenzialismo di domenica 16 aprile. Lo rende noto la procura locale, secondo cui il blitz è stato condotto sulla base di informazioni d’intelligence. I sospetti avrebbero ricevuto l’ordine dai vertici dell’organizzazione.

Gli arresti sono avvenuti nell’ambito di una serie di blitz antiterrorismo compiuti nella notte tra mercoledì e giovedì che hanno portato all‘arresto di 543 sospetti militanti del Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan) e dell’Isis in Turchia.

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Le forze di sicurezza hanno catturato 412 presunti affiliati ai ribelli curdi in raid compiuti in 21 province, mentre 131 sono i sospetti jihadisti del sedicente Stato islamico finiti in manette in 13 province, secondo quanto reso noto dal ministero dell’Interno di Ankara. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati armi, munizioni e numerosi documenti.

I blitz giungono all’indomani della rivendicazione del Pkk dell’attacco di martedì alla stazione di polizia a Diyarbakir e in piena vigilia elettorale, a tre giorni dal cruciale referendum sul presidenzialismo.

IL REFERENDUM –  Secondo i sondaggi i sì alla riforma in senso presidenziale fortemente voluta dal presidente Recep Tayyip Erdogan sarebbe favorito. Le urne per gli emigrati si sono chiuse domenica 9 aprile, con un’affluenza record di oltre il 45%, che, secondo gli analisti, potrebbe premiare Erdogan dopo la campagna acchiappavoti tra i nazionalisti sulla scia dello scontro frontale con i Paesi dell’Unione europea.

Negli ultimi giorni Erdogan è partito all’assalto dei voti degli indecisi. A partire dai clan curdi. Se le stime prevedono che la minoranza etnica più importante della Turchia dirà in maggioranza ‘no’ al presidenzialismo, la frangia più conservatrice, che in passato aveva sostenuto il partito del presidente, sarebbe ancora incerta.

Nel suo infaticabile giro delle piazze, Erdogan si è recato anche a Erzurum, nell’estremità orientale del Paese, a promettere alla città la prima candidatura turca alle Olimpiadi invernali del 2026, mettendo sul piatto investimenti per 5 miliardi di euro e 23 mila nuovi posti di lavoro.

Nei giorni scorsi aveva già fatto tappa in molte delle roccaforti curde, da Diyarbakir a Sanliurfa, suggerendo persino spiragli di nuove trattative di pace, dopo la guerra totale scatenata contro il Pkk dall’estate 2015. Nei suoi appelli, il presidente non dimentica gli altri elettori incerti che potrebbero determinare l’esito del referendum, i nazionalisti, a cui è tornato a promettere anche un ritorno alla pena di morte in caso di vittoria nel referendum: “Il giorno per deciderlo sarà il 16 aprile”.

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