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Turchia manda carri armati in Siria contro Isis: asse Erdogan-Assad

ANKARA –  La Turchia manda i carri armati in Siria: obiettivo strappare la città di Jarablus all’Isis ma non è un mistero che la mossa di Erdogan sia da leggere nell’ambito dei rinnovati rapporti con la Russia di Putin e di conseguenza con l’alleato di quest’ultima: Assad, presidente della Siria dilaniata da 5 anni di guerra, che nei giorni scorsi per la prima volta ha deciso di colpire postazioni curde nel Paese.

Da una parte l’Occidente a guida americana, ancora titubante sulla questione siriana, dall’altro il decisionismo del nuovo asse Turchia-Russia-Siria di Assad. E’ il nuovo scenario del Medio Oriente in cui, come dice Bernardo Valli su Repubblica, alleati e nemici rischiano di confondersi. E così gli obiettivi di questa guerra.

I fatti: la mattina del 24 agosto l’artiglieria turca e le forze della coalizione internazionale a guida Usa hanno lanciato, all’alba, l’offensiva a Jarablus, cittadina siriana al confine con la Turchia, per strapparla all’Isis. Lo ha annunciato l’ufficio del primo ministro turco all’agenzia Anadolu. L’attacco, scrive l’Anadolu, ha l’obiettivo di cancellare le organizzazioni terroristiche al confine della Turchia e aumentare il livello della sicurezza alle frontiere per dare sostegno all’integrità territoriale siriana.

Con loro hanno agito anche i miliziani ribelli dell’Esercito siriano libero (Esl), in appoggio alle forze turche. Da diversi giorni i ribelli dell’Esl erano ammassati alla frontiera, in attesa della luce verde di Ankara per scattare all’offensiva.

E i curdi? Alleato dell’Occidente sono visti come terroristi dai turchi che a loro volta, sulla carta almeno, sono pur sempre una forza Nato. La reazione dei curdi è stata immediata contro gli odiati vicini: “La Turchia è nel pantano siriano. Sarà sconfitta come Daesh” (l’Isis): così su Twitter il leader dei curdi siriani del Pyd, Saleh Moslem. Spiega Il Corriere della Sera:

Negli stessi giorni anche il regime siriano ha effettuato per la prima volta bombardamenti contro le posizioni curde nel Nord del Paese. Il riavvicinamento tra Turchia e Russia, grande alleata di Damasco, avrebbe contribuito alla decisione di Assad di colpire quelli che il governo del presidente Erdogan considera i veri nemici per la Turchia. La paura di fondo: la creazione di un’area autonoma oltre il confine, che possa alimentare il separatismo curdo all’interno della stessa Anatolia.