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Turchia, marcia indietro sulle spose bambine: proposta di legge accantonata

ISTANBUL – Sulle spose bambine e la discussa legge che “perdona” lo stupratore se si unisce in matrimonio alla sua vittima minorenne la Turchia si arrende alle proteste e fa marcia indietro. Dopo la bufera di polemiche che ha investito il governo di Ankara, con manifestazioni di protesta in tutto il Paese e reazioni indignate anche a livello internazionale, la controversa proposta che condonava gli abusi sui minori in caso di ‘matrimonio riparatore’ è stata accantonata con un rinvio in commissione. Da lì, ha assicurato in serata il ministro della Giustizia, Bekir Bozdag, il testo tornerà in aula solo se ci sarà un accordo con le opposizioni.

“Il caso è chiuso”, ha poi aggiunto, cercando di diradare le polemiche, che non si sono placate nemmeno dopo la frenata di Ankara. Una decisione arrivata a poche ore dal voto in Parlamento, ma già nell’aria dopo che malumori erano emersi nei giorni scorsi all’interno dello stesso partito di maggioranza Akp (il Partito della Giustizia e dello Sviluppo del presidente Recep Tayyip Erdogan).

A dettare la linea, ancora una volta, è stato lunedì sera il presidente, invitando il governo a cercare un accordo. “Vista la mancanza di un pieno consenso pubblico, stiamo portando questa proposta in commissione. Il problema verrà certamente risolto dopo essere stato discusso nel dettaglio”, lo ha subito accontentato il premier, Binali Yildirim.

A suggerire un dietrofront, secondo i media turchi, sarebbe stata anche la figlia prediletta di Erdogan, Sumeyye, a capo di un’associazione di donne di ispirazione islamica (Kadem). Ma la partita appare tutt’altro che chiusa. Anche dopo il dietrofront del governo, questa mattina decine di associazioni di femministe e per la tutela dei minori hanno manifestato davanti al Parlamento di Ankara, chiedendo il ritiro definitivo della proposta, che nella sua versione attuale punta a condonare gli abusi sessuali anche su minori di 16 anni, se avvenuti in modo consensuale e l’autore accetta di sposare la vittima. Un provvedimento retroattivo e una tantum, aveva spiegato l’esecutivo, rivolto agli imputati dal 2005 al 16 novembre di quest’anno. Un’amnistia di fatto, per i critici.

In base ai calcoli del premier, la norma avrebbe riguardato 3.800 casi, per cui Ankara continuerebbe a pensare a una ‘scappatoia’. Per questo, le opposizioni non si fidano e restano sulle barricate. Contro la proposta si erano espresse anche le agenzie Onu, tra cui l’Unicef, che hanno parlato di una misura che “indebolirebbe la capacità del Paese di combattere gli abusi sessuali e i matrimoni di bambini”.

Oltre alle ong, hanno chiuse le porte anche gli altri partiti, dai socialdemocratici del Chp ai filo-curdi dell’Hdp. “Sono orgoglioso delle donne turche. Se l’Akp ha fatto marcia indietro è grazie al vostro coraggio”, ha commentato il leader del Chp, Kemal Kilicdaroglu. Nessuno spiraglio neppure dai nazionalisti del Mhp, nonostante il riavvicinamento sul presidenzialismo voluto da Erdogan. Oggi, il loro leader, Devlet Bahceli, ha invitato il governo a ritirare definitivamente la proposta e occuparsi di questioni più urgenti per il Paese.