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Turchia, nuovo attentato: 7 soldati morti VIDEO-FOTO

A far saltare in aria il convoglio che transitava sulla strada che collega Diyarbakir, la più grande città nel Sud-est a maggioranza curda, al distretto di Lice, è stata una mina fatta detonare a distanza alle 9:40 locali da sospetti membri del Pkk. Ma i curdi negano ogni addebito

ANKARA – Turchia, nuovo attentato ad Ankara. Dopo l‘esplosione di mercoledì 17 febbraio vicino ad una base militare nel centro della capitale che ha causato 28 morti, giovedì una nuova deflagrazione ha colpito un convoglio militare nel sud-est del Paese. Almeno sette soldati sono rimasti uccisi.

A far saltare in aria il convoglio che transitava sulla strada che collega Diyarbakir, la più grande città nel Sud-est a maggioranza curda, al distretto di Lice, è stata una mina fatta detonare a distanza alle 9:40 locali da sospetti membri del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, stando alle dichiarazioni ufficiali del governo turco.

Gli attentati nei confronti di soldati sono sempre più frequenti da quando è riesploso il conflitto tra il governo di Recep Tayyip Erdogan e i combattenti curdi, grandi nemici del cosiddetto Stato Islamico nella vicina Siria temuti da Ankara.

Intanto la polizia turca ha identificato l’autore dell’attentato suicida compiuto mercoledì ad Ankara: si tratta di in un cittadino siriano entrato di recente in Turchia come profugo e ritenuto vicino alle milizie curde attive in Siria. Secondo la polizia turca, avrebbe agito in collaborazione con il Partito dei lavoratori del Kurdistan.

CURDI NEGANO OGNI RESPONSABILITA’ – Ma il leader dei curdi siriani dell’Ypg (la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria) nega che il suo gruppo sia dietro gli attentati in Turchia e mette in guardia Ankara su eventuali operazioni di terra in Siria. Dopo le accuse del premier turco Ahmet Davutoglu, il leader dei curdi-siriani Salih Muslim ha negato ogni responsabilità del gruppo o del suo braccio armato Ypg nell’attacco che mercoledì ha ucciso 28 persone ad Ankara e nell’esplosione di giovedì a Diyarbakir dove sono rimasti uccisi almeno 7 militari. “La realtà è che nessuna nostra unità è coinvolta e ha niente a che fare con le esplosioni”, ha detto Muslim. Anche il Pkk si era dichiarato estraneo all’attacco, aggiungendo però che “potrebbe essere stata una rappresaglia per i massacri in Kurdistan”.

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