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Turchia, purghe di Erdogan: sospesi 15200 insegnanti, via 1577 rettori…

ISTANBUL – Turchia: le purghe volute da Erdogan, all’indomani del fallito golpe, riguardano ormai migliaia di insegnanti, rettori, giornalisti, operatori dei media e dipendenti pubblici. Che si aggiungono ai poliziotti e ai militari già “epurati” nelle scorse ore.

Il ministero dell’Educazione turco ha revocato la licenza d’insegnamento a 21 mila docenti che lavorano in scuole private, molte delle quali sono ritenute vicine alla rete di Fethullah Gulen, accusato da Ankara di essere dietro il fallito golpe. In precedenza, era stata annunciata la sospensione di 15.200 insegnanti delle scuole pubbliche.

Poi è stata la volta delle università turche: chieste le dimissioni dei 1.577 rettori, tra questi 1.176 sono di università pubbliche e il resto di fondazioni universitarie.

Il Consiglio supremo per la radio e la televisione turco (Rtuk) ha votato all’unanimità la revoca della licenza di trasmissione  a “ogni radio o televisione legata a oppure a sostegno” della rete di Fethullah Gulen, accusato da Ankara di essere dietro al fallito golpe. La decisione non nomina esplicitamente alcun media, lasciando spazio a un’interpretazione estensiva da parte delle autorità.

E infine il ministero dell’Educazione turco ha annunciato di aver sospeso 15.200 dipendenti sempre per la stessa accusa: sospetti legami con la rete che fa capo a Fethullah Gulen.

Il presidente Tayyip Erdogan fa insomma tabula rasa di golpisti e oppositori, promette una repressione sempre più dura e annuncia che, se il Parlamento la approverà, darà il suo ok alla pena di morte. Dopo il golpe fallito, il governo predica normalità, ma la Turchia appare sempre più sull’orlo dello stato d’emergenza. In queste ore, le foto shock di militari golpisti picchiati e umiliati invadono i social media e sconvolgono l’opinione pubblica. Mentre anche le strade tornano a macchiarsi di sangue.

Due uomini hanno ucciso a colpi di pistola il vicesindaco di Sisli, una municipalità nel centro di Istanbul, membro dell’opposizione socialdemocratica Chp. Un altro attacco armato è avvenuto stamani vicino al tribunale di Ankara, dove testimoniavano i generali accusati del golpe.

Dopo i militari e giudici, il giro di vite ha raggiunto le forze di polizia, di cui molti avevano inizialmente sottolineato la fedeltà a Erdogan. Ma nelle sue purghe senza fine, il sultano ha trovato nemici anche lì. 8.777 dipendenti del ministero dell’Interno sono stati sospesi dai loro incarichi. Una cifra-mostre che include 7.899 agenti, costretti a restituire armi e distintivi, e ben 30 prefetti su 81, oltre a 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali.

Nelle liste di proscrizione finiscono anche 1.500 dipendenti del ministero delle Finanze. Il senso dello stato di emergenza in cui versa la Turchia lo dà anche il clamoroso divieto di espatrio per i dipendenti pubblici, cui sarà pure vietato di abbandonare i propri uffici per ferie o altri congedi, fino a nuovo ordine. Provvedimenti che colpiscono oltre 3 milioni di persone.