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Turchia verso pena di morte. Via alle purghe di Erdogan

ISTANBUL – La Turchia che si è svegliata dopo il fallito golpe di venerdì è un Paese nel quale potrebbe essere reintrodotta la pena di morte. L’annuncio lo ha fatto lo stesso presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il qualche ha detto che approverà la reintroduzione della pena di morte se la misura verrà varata dal Parlamento. Erdogan ha parlato nel corso di un’intervista alla Cnn, accusando i golpisti di alto tradimento.

La svolta, in negativo, di Erdogan era stata duramente osteggiata dalla Cancelliera tedesca Merkel in una telefonata con il presidente turco: “Dopo il fallito colpo di Stato in Turchia è necessario rispettare lo Stato di diritto”, aveva detto Merkel ammonendo con “urgenza” che la reintroduzione della pena di morte in Turchia “è assolutamente incompatibile con l’essere Stato membro della Ue”, e che la Germania si sarebbe “decisamente opposta” a tale eventualità.

Una portavoce di Berlino ha riferito che la cancelliera ha definito come una “causa di grande preoccupazione” l’ondata di arresti di militari, poliziotti e magistrati. Ha fermamente condannato il tentato colpo di Stato ed ha espresso le condoglianze per le vittime del fine settimana.

Nelle stesse ore gli Usa hanno invece rassicurato la Turchia: lo status del Paese nella Nato non è in discussione, ha detto il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest.

Dopo militari e giudici, le purghe per il fallito colpo di Stato in Turchia coinvolgono la polizia. Sono 7.850 gli agenti che la notte scorsa sono stati sospesi dai loro compiti in tutto il Paese e costretti a riconsegnare armi e distintivi. La decisione, cui potrebbero seguire arresti, è stata comunicata ai dipartimenti locali dal capo della polizia, Mehmet Celalettin Lekesiz. Tra i quasi ottomila agenti sospesi ci sono anche diversi alti ufficiali, spiega il quotidiano turco Hurriyet Daily News.

Quello alla polizia, che pure ha difeso il presidente turco Recep Tayyip Erodgan durante il breve, fallito golpe di venerdì 15 luglio, è solo l’ultimo colpo sferrato dal rinvigorito capo dello Stato. Oltre seimila tra giudici e militari sono infatti stati arrestati con l’accusa di aver partecipato in qualche modo all’attacco allo Stato. Tra loro ci sono anche giudici della Corte suprema e comandanti dell’esercito.

Almeno 290 persone sono rimaste uccise nel golpe lampo di venerdì sera: tra loro 19o sono civili. Lo stesso presidente ha parlato di un possibile ritorno della pena di morte nel Paese. Nel frattempo, mentre Ankara accusa gli Stati Uniti di aver promosso il golpe e chiedono l’estradizione di Fetullah Gulen, avversario di Erdogan in esilio in Pennsylvania, alcuni media turchi sostengono che lo stratega militare del fallito golpe sia il generale turco Mehmet Disli, fratello di Saban Disli, deputato e vice-leader del partito Akp del presidente Erdogan, ora agli arresti. Il deputato Disli, alla quarta legislatura e incaricato del dipartimento economico, nelle scorse ore si era espresso pubblicamente contro il golpe.


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