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Usa, bomba sporca: come è facile comprarla. Il test segreto

WASHINGTON – Un’operazione segreta del Congresso degli Stati Uniti ha fatto emergere alcune lacune nella regolamentazione sul materiale radioattivo e sorgere dubbi su Washington, che rivendica di essere la città migliore del mondo nel bloccare potenziali minacce terroristiche.

L’obiettivo del gruppo clandestino era chiaro: ottenere gli elementi della così detta “bomba sporca” radioattiva, ordigno in grado di intossicare una grande città per un anno o più, acquistando liberamente le materie prime nei venditori autorizzati degli Stati Uniti.

L’acquisto di materiali radioattivi letali – anche quelli moderatamente pericolosi – richiede una licenza della Nuclear Regulatory Commission, una misura destinata a tenere lontani i terroristi. I candidati devono dimostrare di averne un bisogno legittimo e di capire gli standard di sicurezza del NRC, oltre a dover superare un sopralluogo sulle attrezzature in loro pos e sullo stoccaggio.

Ma questo gruppo segreto, formato da meno di 10 persone e costituito nell’aprile 2014 in North Dakota, ha scoperto che ottenere una licenza, oltre a ordinare materiale a sufficienza per costruire una “bomba sporca” era sorprendentemente facile.

I membri del team avrebbero potuto essere chiunque: un terrorista, un emissario di un governo rivale, degli estremisti. In realtà, e per fortuna, erano funzionari sotto copertura mandati dal Congresso. Ma non è la prima volta, anche 9 anni fa sono riusciti a portare avanti la stessa bravata. Il loro successo ha scatenato nuovi allarmi tra alcuni legislatori e funzionari di Washington, che temono un attacco negli Stati Uniti da parte dei terroristi.

Ecco come il gruppo è riuscito ad ottenere materiale radioattivo: a Dallas, in Texas, hanno formato una compagnia, che non intendevano gestire, e hanno affittato un ufficio in uno spazio industriale anonimo. Dopo aver nominato il responsabile della sicurezza, hanno fatto richiesta per il materiale che sarebbe ipoteticamente servito per alimentare un indicatore industriale, utilizzato nell’esplorazione di luce e gas. Quando l’ispettore dello Stato ha visitato il finto ufficio, ha visto che era vuoto e non aveva misure di sicurezza a sufficienza. I membri del gruppo, però, gli assicurarono che una volta ottenuta una licenza sarebbero stati in grado di apportare dei miglioramenti.

Così l’ispettore, che portava sempre con sé le licenze, gliene consegnò una. Un documento del Texas da quel momento affermava che la società era autorizzata ad acquistare il materiale radioattivo, in una quantità minore di quella necessaria. Il gruppo in seguito, senza alcun problema, riuscì a stampare un’altra copia modificando la quantità autorizzata, che gli consentì di effettuare un nuovo ordine, che era il doppio di quello iniziale.

“Non facevamo nulla di sofisticato, non ci sforzavamo per farla sembrare una vera attività”, ha detto Ned Woodmard, mente dell’ufficio per la contabilità del governo degli Stati Uniti (GAO), ideatore del complotto. La squadra non portò mai a termine gli acquisti, ma se ci fosse riuscita avrebbe avuto materiale radioattivo a sufficienza per produrre degli ordigni, le “bombe sporche”.

A differenza di quella nucleare, la bomba sporca provocherebbe più caos che incidenti immediati. “Un simile attacco comporterebbe conseguenze economiche e psicologiche”, scrivono due professori della Southern California esperti di controspionaggio.

Un modo per tenere fuori i terroristi dal materiale radioattivo, dicono i professori, è “essere più attivi nei controlli e nella vendita”. I materiali radioattivi considerati utili per realizzare una bomba sporca sono largamente diffusi negli Stati Uniti e nel commercio internazionale, usati legittimamente in medicina e nell’industria.

L’amministrazione Obama ha più volte evidenziato i pericoli connessi al facile commercio di questi materiali, spingendo più di una dozzina di paesi ad adottare standard di sicurezza più elevati durante il trasporto e il commercio.

Le regolamentazioni per tenere lontani i materiali radioattivi dalle mani dei terroristi, vennero scritte nel 1978. Dopo il rilascio, da parte del gruppo, di un report che raccontava la facilità con il quale era riuscito ad acquisire materiale radioattivo, la NRC, Nuclear Operatory Commission, scrisse nel proprio blog che avrebbe studiato il problema attentamente e ne avrebbe discusso con la commissione verso la fine di quest’anno. Gli ordini effettuati dalla finta società sono stati annullati e la società immediatamente revocata.


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