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Usa, economia a rischio dopo le minacce dell’Arabia Saudita

RIYAD – Funzionari dell’Arabia Saudia hanno recentemente minacciato l’amministrazione Obama di vendere centinaia di miliardi di dollari di beni americani se il Congresso dovesse approvare un disegno di legge che ritiene il Governo saudita responsabile degli attacchi dell’11 Settembre. L’avvertimento è stato dato dal Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir il mese scorso durante una visita a Washington, come riportato dal New York Times e dal Daily Mail.

Il ministro ha detto che il suo paese venderebbe fino a 750 miliardi di dollari fra titoli del Tesoro americani e altri beni, prima che il disegno di legge li metta in pericolo. L’amministrazione ha tentato di fermare il Congresso nell’approvazione della legislazione, un disegno di legge del Senato bipartisan.

Al-Juberi durante un viaggio a Washington ha presumibilmente informato i legislatori che l’Arabia Saudita sarebbe costretta a vendere un’enorme fetta delle attività finanziarie americane sul mercato globale, temendo che la legislazione possa diventare presto una legge e le corti americane congelino i beni.

Il Times ha detto che la volontà saudita è quella di portare effettivamente avanti la minaccia, che è discutibile, dal momento che la vendita di quei patrimoni sarebbe tecnicamente difficile e danneggerebbe il dollaro, al quale la valuta saudita è ancorata.

Secondo l’attuale legge americana, le nazioni straniere hanno un grado di immunità dall’essere citate in giudizio dai tribunali americani. L’Atto di Immunità Sovrana ed Estera del 1976 è uno dei motivi per cui le famiglie delle vittime degli attacchi terroristici dell’11 Settembre hanno ampiamente fallito nel trascinare in tribunale la famiglia reale saudita, insieme a delle organizzazioni benefiche, per il sospetto di aver sostenuto finanziariamente gli attentati.

Le famiglie delle vittime sono infuriate con l’amministrazione del Presidente Barack Obama, perché “schierato con l’Arabia Saudita” sul disegno di legge del Congresso che vedrebbe incriminati funzionari arabi per gli attentati. La volontà dei familiari delle vittime è quella di desecretare 28 delle 838 pagine del rapporto del Congresso sul peggior attacco terroristico in suolo americano, che punterebbe il dito verso l’Arabia Saudita.

Finora l’amministrazione Obama si è rifiutata di rivelare il contenuto delle pagine mancanti e sembra che stia lasciando la decisione al voto Congressuale. Mindy Kleinberg, vedova di una vittima del World Trade Center, ha detto al New York Times: “E’ sorprendente pensare che il nostro governo appoggi i sauditi invece che i propri cittadini”.

Lo scorso settembre, l’ultima causa portata avanti dalle famiglie delle vittime è stata persa, insieme a un precedente tentativo fatto nel 2013. Un giudice americano dichiarò che le prove per collegare il paese del Golfo agli attacchi terroristici, che uccisero quasi 3,000 persone, erano insufficienti.

Tra le prove respinte, figurava la dichiarazione di un uomo in custodia circa il complotto finanziato da un principe saudita. Dei 19 uomini dietro gli attacchi, 15 erano cittadini dell’Arabia Saudita. I legali delle famiglie stanno lottando per avere le 28 pagine del dossier e hanno riferito che la Casa Bianca potrebbe fare molto di più per garantire trasparenza sulla questione.

Il Presidente Barack Obama deciderà se desecretare i documenti entro giugno. L’ex senatore della Florida Bob Graham ha riferito che la Casa Bianca prenderà una decisione sui documenti nei prossimi due mesi. Graham da tempo porta avanti una campagna affinché i documenti vengano svelati, ma sia l’amministrazione Obama che quella Bush hanno sostenuto che procedere sarebbe un rischio per la sicurezza nazionale.

L’ex senatore ed altri critici ritengono che i documenti espongono il coinvolgimento dell’Arabia Saudita negli attacchi dell’11 Settembre. I tempi del rilascio potrebbero essere altamente significativi, con il Presidente che si prepara a incontrare i leader del paese saudita la prossima settimana.

Il senatore di New York Kirsten Gillibrand ha richiesto il rilascio dei documenti prima del summit, affinché Obama possa discuterne le conseguenze con il governo saudita: “Se il Presidente incontrerà la leadership saudita e la famiglia reale, sarebbe opportuno che questi documenti vengano rilasciati prima del viaggio, così che possano discutere sulle questioni nel documento”.