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Usa, no all’uso di preservativi sui set. Rocco Siffredi: “Scelta di libertà”

LOS ANGELES – Gli Stati Uniti che hanno eletto Donald Trump presidente hanno anche detto no all’obbligo di utilizzare i preservativi sul set dei film grafici. Almeno questo è quanto hanno deciso gli elettori della California, chiamati a votare, come quasi tutti gli americani, non solo sul presidente, ma anche su vari quesiti, come l’uso di marijuana e la pena di morte.

Alla decisione californiana plaude uno dei maggiori attori del mondo, Rocco Siffredi, che parla di una “scelta di vera libertà”. Intervistato da Fulvio Cerutti de La Stampa, Siffredi ha parlato di “lobby delle aziende produttrici di preservativi” e di “crociata” contro i film .

Secondo la “Proposition 60”, gli attori di film avrebbero dovuto indossare il preservativo sul set e i produttori avrebbero dovuto pagare per le vaccinazioni e i test degli attori, e sarebbero stati ritenuti responsabili del mancato utilizzo dei preservativi. Questo anche alla luce di alcuni casi di contagio da Hiv avvenuti proprio sul set.

Per Siffredi, però, si tratta di una buona decisione:

“Secondo me ha prevalso la libertà. Alla fine fare l’attore è un lavoro, non siamo noi a dover far educazione . Se fosse passato questo divieto sarebbe stato un problema enorme. E per fortuna la gente l’ha capito. Non si capisce perché se c’è gente che vuole vedere quel tipo di film venga considerato come una cosa sbagliata o vietata. E’ una bella soddisfazione”.

Secondo l’attore e produttore, contrari sarebbero stati soprattutto gli spettatori:

“Quello che si aspettano i nostri spettatori non è di vedere quello che avviene nella vita normale, non è il nostro ruolo fare prevenzione. E’ come se lei mi dicesse che in un action movie non devo far vedere le uccisioni o le scene di violenza”.

Non solo. Siffredi arriva a parlare di una “legge falsa”:

“La questione del preservativo è unicamente una scusa. Da un lato si può pensare che dietro questa legge ci sia una lobby di aziende produttrici di preservativi. Dall’altra c’è una persona che ha dichiarato guerra al , Michael Weinstein, che insieme ad altre persone hanno tentato di iniziare una crociata contro la grafia: avevano anche detto che se i produttori si fossero spostati in Nevada, loro avrebbero le stesse richieste in quello Stato. Una vera e propria battaglia per togliere la libertà di guardare il ”.

 

 


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