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Usa talco, le viene cancro. Johnson&Johnson maxi risarcimento

NEW YORK – Ha chiesto e ha ottenuto 55 milioni di dollari in danni perché il talco le avrebbe causato il cancro. Un’altra tegola per la multinazionale americana Johnson & Johnson condannata per la seconda volta in tre mesi a risarcire una donna di nome Gloria Ristesund, 62 anni del South Dakota, che afferma di aver sviluppato un tumore alle ovaie per l’uso continuato negli anni di prodotti a base di talco.

Per la seconda volta un tribunale di St. Louis ha ordinato all’azienda di pagare il maxi risarcimento. La stessa corte nel mese di febbraio aveva emesso un altro verdetto sfavorevole per J&J, obbligandola a sborsare 72 milioni di dollari alla famiglia di una donna dell’Alabama, Jackie Fox, deceduta sempre in seguito ad un tumore alle ovaie. I parenti della donna avevano citato in giudizio la multinazionale sostenendo che la malattia e quindi la morte sarebbe stata causata da prodotti contenenti talco, poiché la donna per 35 anni aveva utilizzato Borotalco Baby Powder per l’igiene intima.

I suoi avvocati hanno sostenuto che il gruppo sapeva dei rischi di cancro legati al prodotto e ha omesso di informare i consumatori, come sarebbe emerso anche da alcuni memo interni dell’azienda presentati al processo. Ma i problemi per la multinazionale non sono finiti, poiché dopo i due verdetti del Missouri l’azienda dovrà affrontare altre 1.200 cause pendenti sulla stessa tematica ed altre, secondo gli esperti, potrebbero aggiungersene.

Johnson & Johnson, intanto, ha già annunciato che presenterà appello per entrambe le decisioni, precisando tramite la portavoce Carol Goodrich che le sentenze sono contrarie ai risultati di decenni di ricerche le quali sostengono la sicurezza del talco. E l’azienda ha ricordato anche come i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) non abbiano identificato la sostanza come fattore di rischio per il tumore alle ovaie.

Da anni ci sono timori che l’uso del talco in polvere, soprattutto sui genitali, possa aumentare il rischio di cancro alle ovaie, ma le prove non sono unanimi e definitive, come ammette anche una organizzazione del settore, la charity Ovacome. Questa afferma che lo scenario peggiore sarebbe che tale uso possa accrescere di un terzo la possibilità di sviluppare una patologia comunque rara.