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Vaticano, scossone allo Ior: altri 2 consiglieri lasciano…

CITTA’ DEL VATICANO – Il riassetto voluto da papa Francesco va avanti, ma non c’è pace, ancora, nelle strutture finanziarie della Santa Sede. Un nuovo ‘scossone’ ha interessato lo Ior, la ‘banca’ vaticana, che proprio nei giorni scorsi ha licenziato il nuovo bilancio da cui emerge nel 2015 un forte calo dell’utile (16,1 milioni di euro contro i 69,3 dell’anno precedente) ma soprattutto il completamento dell’iter di risanamento e trasparenza con la chiusura in tutto di 4.935 conti.

Due membri su sei del Consiglio di Sovrintendenza, il tedesco Clemens Boersig e l’italiano Carlo Salvatori, hanno infatti rassegnato le dimissioni al presidente della Commissione cardinalizia, il porporato spagnolo Santos Abril y Castellò.

Un’uscita che, pur inserita ufficialmente “nel quadro delle legittime riflessioni e opinioni circa la gestione di un istituto di natura e finalità così particolari come lo Ior” – così si legge nel comunicato della Sala stampa -, non appare indolore, situandosi nel contesto di quella tormentata ‘Vatican connection’ che vede ancora lotte interne, come quella che ha portato alla sospensione del contratto al revisore esterno dei bilanci vaticani Pricewhiterhouse Coopers (Pwc), vecchie e nuove indagini giudiziarie, processi per le fughe di notizie come il clamoroso ‘Vatileaks 2′ (oggi l’imputata Francesca Chaouqui attacca pesantemente su Facebook il sostituto alla Segreteria di Stato mons. Angelo Becciu a cui addebita il suo arresto e la volontà di una condanna praticamente già scritta).

Entrato nel board laico dello Ior meno di due anni fa, il 16 settembre 2014, Carlo Salvatori, 74 anni, esponente della finanza milanese come presidente della banca Lazard Italia dal 2010 e delle assicurazioni Allianz Spa dal 2012, era ritenuto uomo vicino al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, anche se si sussurra di un suo non buon rapporto col direttore generale dell’Istituto, Gian Franco Mammì, nominato direttamente dal Papa esattamente sei mesi fa con il sostegno del prelato monsignor Battista Ricca.

Clemens Boersig, 67 anni, già presidente della Deutsche Bank e ora della relativa Fondazione, oltre che membro dei cda di ‘colossi’ come Bayer e Daimler, era nel consiglio Ior dal luglio 2014, entrato insieme all’attuale presidente, il francese Jean-Baptiste de Franssu. Oltre al presidente De Franssu, restano in carica gli altri tre consiglieri, l’americana Mary Ann Glendon, il britannico Michael Hintze e il cileno Mauricio Larrain.

La sostituzione dei dimissionari potrebbe non avere tempi immediati: l’individuazione e la valutazione di nuove candidature prevede un iter che – ha detto oggi il portavoce vaticano padre Federico Lombardi – “richiede un tempo abbastanza lungo, penso si possa parlare di mesi”. Sui possibili contrasti all’interno del board, Lombardi ha quindi spiegato che “ci possono essere diverse opinioni sulla gestione e le finalità di un istituto di questo genere, molto particolare, credo sia abbastanza normale”.

Il 25 maggio si è appreso anche che Santa Sede e Stato della Città del Vaticano stanno indagando sulle attività dell’imprenditore romano Angelo Proietti, arrestato il 19 maggio dai magistrati romani per bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della sua ‘Edil Ars’, e hanno sottoposto a sequestro “tutte le risorse finanziarie interessate”.

Ampi la collaborazione e lo scambio di informazioni con le autorità italiane, anche questo segno del nuovo corso d’Oltretevere dove tra l’altro “è attualmente in corso un procedimento penale e le autorità competenti stanno valutando anche l’esistenza di eventuali danni nei confronti di enti” della Santa Sede e dello Stato vaticano.

Anzi, le indagini vaticane erano già partite nel 2013, sulla base di segnalazioni di “attività sospette”. In altre parole, ha sottolineato ancora Lombardi, l'”iniziativa delle autorità competenti vaticane è precedente” all’arresto di Proietti in Italia, “e le autorità italiane nel hanno preso atto”. Una risposta anche agli input di Moneyval sul fatto che in Vaticano le denunce di operazioni “sospette” si traducessero in processi.