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Villaggio cinese accusa collezionista di aver rubato statua Buddha: Tribunale deciderà a chi appartiene

Villaggio cinese accusa collezionista di aver rubato statua Buddha: Tribunale deciderà a chi appartiene

La statua contesa

ROMA – La prossima settimana una corte olandese stabilirà a chi appartiene la mummia di un monaco cinese risalente a mille anni fa. Il Tribunale dovrà decidere se, a vincere il caso, sarà un collezionista locale o alcuni residenti di un villaggio cinese, che sostengono invece che il loro antenato sia stato rubato.

Il villaggio di Yangchun, Cina orientale, ha trascinato in tribunale il collezionista, accusato di aver acquistato la statua del Buddha, precedentemente rubata, al cui interno c’erano i resti del monaco – La statua, scrive Shanghai Daily, acquistata ad Hong Kong nel 1996, è a dimensione uomo ed è chiamata “il patriarca Zhanggong”; venne rubata da un tempio di Yangchun nel 1995, dopo essere stata oggetto di preghiere per secoli.

Dopo venti anni, la statua tornò alla luce grazie ad una mostra, la “Mummy World Exhibition” di Budapest, dove venne riconosciuta da alcuni residenti del villaggio. Per questa ragione, il museo decise di ritirare il Buddha: “I parenti del monaco, che affermano di avere prova scritta dei legami familiari, hanno diritto a riavere indietro il loro antenato e, secondo la legge olandese, una persona non può entrare in possesso di un corpo noto” spiega l’avvocato Jan Holtius.

Gli avvocati del collezionista, invece, si sono rifiutati di rilasciare commenti.

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