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Yuri Drozdov morto a 91 anni: leggenda del Kgb, addestrava spie russe come in The Americans

Yuri Drozdov morto a 91 anni: leggenda del Kgb, addestrava spie russe come in The Americans

Yuri Drozdov morto a 91 anni: leggenda del Kgb, addestrava spie russe come in The Americans

MOSCA – A 91 anni è morto Yuri Drozdov, la leggendaria spia sovietica che segnò la storia del KGB russo; a capo della Direzione S, dirigeva uno dei programmi più segreti e famigerati dell’intelligence sovietica. Addestrava gli agenti sovietici a parlare, pensare e agire, anche inconsciamente, come se fossero gli americani, i tedeschi o i francesi che sarebbero diventati una volta entrati in un Paese straniero, scrive BBC News.

Gli agenti del KGB negli Stati Uniti, e altrove, vagavano nei cimiteri in cerca di bambini deceduti, con un’età simile a quella delle reclute che sarebbero state addestrate. In un’era pre-Internet, erano un modo scaltro per rubare un’identità e per eliminare i certificati di morte, anche le chiese avrebbero ricevuto del denaro; poi sarebbe stata sfornata una “favola” dettagliata o una biografia e stampato il nuovo certificato di nascita. Era un lavoro oneroso e affascinante. Alcune reclute sono state addestrate per anni ma poi giudicate pericolose per essere utilizzate: parlare in russo mentre dormivano era motivo di licenziamento.

A differenza delle spie “legali” spedite all’estero sotto copertura diplomatica o di altro tipo ufficiale, le unità illegali infiltrate all’estero sotto falsa identità, lavoravano normalmente, vivevano in periferia e se catturati non godevano dell’immunità diplomatica come altri agenti. In un’intervista del 2010, Drozdov, disse che il rischio negli incontri faccia a faccia era altissimo: “Nessun contatto con gli illegali. Nessuno”.

San raffaele

Alla morte di Drozdov, l’SVR, Servizi russi all’estero, l’ha definito “un comandante saggio, un esempio di devozione” ma molto ancora, rimane sconosciuto della sua vita e delle sue operazioni, dei dettagli nascosti negli archivi russi della sicurezza. Drozdov è stato “una leggenda” nel KGB ed ancora è considerato tale nel SVR, afferma Mark Galeotti, ricercatore dell’Istituto delle relazioni internazionali di Praga e esperto di affari russi sulla sicurezza.

Veterano della Seconda guerra mondiale, prese parte alla Presa di Berlino nel 1945 e si unì al KGB nel 1956, subito dopo la laurea presso l’Istituto militare di Lingue straniere. Rudolf Abel, la più famosa spia illegale, fu arrestato a New York nel 1957 e successivamente scambiato con l’URSS in cambio del pilota americano Gary Powers catturato a Berlino nel 1962. Yuri Drozdov, allora un giovane agente di KGB con sede nella Germania orientale, ha contribuito a organizzare lo scambio, e la storia è stata narrata nel “Ponte delle spie”, un film di Steven Spielberg del 2016.

Il pensiero di Drozdov per il lavoro “sporco” è chiaro. “Non darei voti migliori alle forze speciali della Nato né al sistema americano di addestramento”, aveva detto in un’intervista del 2011. “Quello che fanno è cercare di svolgere le loro operazioni speciali senza “sporcarsi le mani” e questa, a mio avviso, è un’attività abbastanza dubbia”. Il programma degli illegali rimane avvolto nel mistero, incluso il numero delle persone coinvolte. Si stima che l’Unione Sovietica, nel corso della guerra fredda, ne abbia piazzate all’estero a centinaia.

Vadim Alekseevich Kirpichenko, predecessore di Yuri Drozdov, li ha descritti come agenti “da noi creati artificialmente”, che ritornano in Russia dopo anni di servizio segreto all’estero e spesso parlano la lingua madre con un determinato accento. I reclutatori, in un illegale cercavano “coraggio, concentrazione, forte volontà, capacità di prevedere rapidamente varie situazioni, resistenza allo stress, eccellente capacità di padroneggiare lingue straniere, buon adattamento a condizioni completamente nuove di vita e conoscenza di uno o diverse professioni”, ha detto al giornalista Konstantin Kapitonov, secondo l’Espionage History Archive on line.

Nel mondo digitale odierno, questi agenti hanno meno senso ma l’eredità di Drozdov in un certo modo ancora è presente: a New York, nel 2010, furono arrestati dieci agenti russi, alcuni convivevano con una donna e avevano figli grandi. La storia è stata raccontata nella serie tv statunitense “The Americans”, che ritrae la vita di una coppia di spie russe che vive, fingendo di essere agenti di viaggio, di giorno nella periferia e di notte adesca e u****e le persone. Nella vita reale, il gruppo di agenti furono catturati e derisi per la loro incapacità ed effettivamente non avevano carpito alcun segreto. Furono scambiati con 4 cittadini russi che avevano lavorato per l’intelligence occidentale.

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