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Zhou Youguang è morto a 111 anni: diede l’alfabeto alla Cina

PECHINO – E’ morto Zhou Youguang, l’uomo che diede l’alfabeto ai cinesi. Il banchiere e linguista per hobby si è spento all’età di 111 anni, il giorno dopo il suo compleanno.

Studi occidentali alla St.John’s University di Shanghai, banchiere a Wall Street per la Xinhua Trust & Savings Bank, ora parte di Bank of China, Zhou nacque nel 1906 durante l’ultima dinastia imperiale Qing e sarà ricordato nella storia della Repubblica popolare per l’invenzione del pinyin, letteralmente “trascrizione dei suoni”. E’ il sistema che ha consentito di romanizzare i caratteri cinesi alla base dello studio ordinato di lingua e scrittura su tastiera: oltre alle 26 lettere dell’alfabeto latino utilizza i quattro segni diacritici per il valore tonale delle sillabe.

Rientrato in patria nel 1949, è grazie a lui e al lavoro del team di venti persone da lui guidato senza sosta e per tre anni di fila a partire dal 1955, che l’alfabeto prese forma nel rispetto dell’incarico avuto dalla Cina rivoluzionaria del “grande timoniere” Mao Zedong. Fino ad allora la lingua non possedeva un alfabeto e la scrittura era stata pensata più come strumento per assicurare la gestione di uno Stato che doveva controllare territori sterminati e abitati da decine di gruppi etnici tra loro diversissimi.

I caratteri erano uguali e con un identico significato, ma i suoni cambiavano in base alle differenti aree geografiche. Sotto la Cina comunista la lingua diventò il mezzo di unità nazionale e per cementarne l’identità, ma anche per ottenere la facilità di apprendimento di quel mandarino da diffondere in modo capillare e uniforme nel Paese: in 60 anni di campagna per la scolarizzazione, l’analfabetismo è sceso dall’80% al 10%.

Volendo attualizzare la portata del suo impegno a distanza di decenni, è grazie a lui se le nuove generazioni possono chattare a tutta velocità con gli smartphone come fanno i loro coetanei occidentali, mentre gli stranieri riescono a districarsi in labirinti linguistici altrimenti irrisolvibili e inestricabili. Negli ultimi anni, tuttavia, Zhou si mostrò critico verso il Partito comunista, sia per le repressioni di piazza Tiananmen del 1989 sia invocando riforme politiche di svolta che gli valsero l’allontanamento dalla vita pubblica, fino alla caduta nelle maglie della censura.

Nel 2011, in un’intervista alla National Public Radio, emittente americana, rimarcò il desiderio di poter vivere abbastanza a lungo per poter vedere il governo di Pechino ammettere tutti gli errori sui fatti sanguinosi di Tiananmen e sulle proteste pro democrazia. “La gente ordinaria non crede più al Partito comunista. La gran parte degli intellettuali cinesi – aggiunse – sostiene la democrazia”.

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