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Zimbabwe: padre e figlio padovani uccisi come bracconieri

HARARE – Due padovani, padre e figlio, sono morti in Zimbabwe, uccisi dalle guardie di una riserva di caccia perché scambiati per bracconieri. A riferirlo è oggi il quotidiano Mattino di Padova. Sono Claudio Chiarelli e il figlio di 19 anni, Massimiliano, e sono stati uccisi all’interno del parco ‘Mana Pools‘.Il fatto sarebbe avvenuto nel pomeriggio di ieri domenica 13 marzo. La Farnesina ha confermato la notizia sottolineando che l’episodio è avvenuto “in circostanze ancora da chiarire”. I due, ma è solo un’ipotesi non confermata, sarebbero stati scambiati per bracconieri all’interno di una tenuta di caccia e freddati a colpi di fucile da parte del personale di vigilanza della riserva privata. Il genitore aveva circa 50 anni, il figlio venti. Il fatto è avvenuto nel pomeriggio di ieri.

Il regista e fotografo trevigiano Carlo Bragagnolo ricorda Claudio Chiarelli come un cacciatore professionista con regole ferree e un’etica rigorosa contro la caccia senza scrupoli. Aspetto che, secondo il documentarista, potrebbe averlo fatto diventare “una persona scomoda”. Bragagnolo assieme a Chiarelli ha realizzato quattro documentari dedicati alla caccia dei grandi animali e con lui si era incontrato l’ultima volta alcuni anni fa quando il padovano era tornato in Italia per un breve periodo.

“Era un cacciatore professionista ma cacciava solo ed esclusivamente capi destinati all’abbattimento – ha raccontato Bragagnolo – e non faceva sparare se non era sicuro che l’animale venisse abbattuto con un solo colpo. Aveva insomma delle regole ferree e una etica rigorosa, non era uno di quelli che speculava sulla caccia. Ai suoi dipendenti aveva anche dato abitazione, cure mediche, scuola garantita ai figli. L’Africa era casa sua e la rispettava in ogni modo”. In virtù della sua lotta contro i cacciatori senza scrupoli potrebbe essere diventato, ha aggiunto Bragagnolo, “una persona scomoda”. Massimiliano è invece descritto come “un ragazzo timido, introverso, tranquillo, che aveva fatto la scuola per diventare cacciatore professionista ma aveva ancora le idee confuse sul sul futuro”.

Renato Malaman sul Mattino di Padova aggiunge:

La Farnesina conferma il tragico episodio, ma attende dalle autorità locali notizie più precise sull’identità delle due vittime. Si limita soltanto a informare che l’Ambasciata italiana di Harare (l’ex Salisbury, chiamata così, all’inglese, quando il paese si chiamava Rhodesia)sta fornendo tutta l’assistenza necessaria alla famiglia. L’Unità di crisi del Ministero degli Esteri italiano fa sapere anche che sono tuttora in corso, da parte delle autorità di polizia del paese africano, delle indagini per stabilire come sono andate realmente le cose. Il fatto presenta, in effetti, molti aspetti da chiarire. Molte zone d’ombra.

Padre e figlio si trovavano in Zimbabwe, paese dell’Africa australe che, dopo l’indipendenza e dopo la fine dell’Apartheid, seppur poverissimo, è diventato una delle destinazioni turistiche più gettonate della regione. Destinazione preferita soprattutto da chi ama il contatto con una natura autentica o, altresì, è appassionato di caccia.

Non si conosce il motivo per cui i due padovani si trovavano in Zimbabwe e nemmeno da quando tempo si trovavano là.

A Padova la notizia è rimbalzata attraverso canali privati, ma in modo molto frammentario, tanto che finora l’unica conferma è quella data nella tarda serata di ieri dalla Farnesina. Che si è limitata a dare la notizia di due persone di nazionalità italiana uccise. Non specificandone né il nome, né l’età, né la provenienza.

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  • Massimiliano Chiarelli
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