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Cibo caduto per terra: la regola dei 5 secondi non vale

 

ROMA – Se il cibo cade in terra non mangiatelo, la famosa regola dei 5 secondi è falsa. Spesso abbiamo sentito dire che studi, più o meno autorevoli, hanno sostenuto la validità della regola dei 5 secondi, secondo cui mangiare un cibo raccolto da terra che è stato a contatto col suolo per un breve lasso di tempo non comporta rischi per la salute. Peccato che questa regola, in realtà, sia falsa e quindi è decisamente sconsigliato seguirla.

Carlotta Garancini sul Corriere della Sera spiega che è consigliabile non raccogliere il cibo caduto in terra e tantomeno mangiarlo, citando uno studio pubblicato dal microbiologo Donald W. Schaffner della Rutgers University nel New Jersey. Per due anni il microbiologo ha dedicato il suo tempo allo studio della famosa regola, ma la conclusione è stata solo una: insieme al cibo, indipendentemente dal pavimento su cui cade, raccogliamo anche i batteri.

Anche il Centers for Disease Control, in una precedente ricerca, ribadiva che il contatto del cibo con varie superfici è il 6° fattore che più contribuisce allo sviluppo di focolai di 32 malattie di origine alimentare. Lo studio di Schaffner quindi diventa la conferma a quanto già noto:

“La ricerca del professor Schaffner è stata effettuata analizzando 2.560 misurazioni ottenute da 128 combinazioni tra cibo (cocomero, pane, pane imburrato e caramelle gommose alla fragola), superfici contaminate con un batterio simile alla salmonella (acciaio inossidabile, piastrelle di ceramica, legno e moquette) e tempo trascorso a contatto (meno di un secondo, meno di cinque secondi, 30 secondi e 300 secondi).

Il risultato? I batteri possono contaminare il cibo nello stesso istante in cui cade per terra. La regola dei cinque secondi tuttavia non è del tutto falsa, nel senso che in questo poco tempo diminuisce il numero dei batteri che possono attaccare l’alimento.

I risultati poi variano da materiale a materiale: la moquette ad esempio trasmette meno batteri dell’acciaio e della ceramica, mentre i valori del legno variano e anche i tipi di cibi, con quelli umidi come l’anguria che sono più a rischio. La risposta alla domanda, per il professore, resta sempre la stessa:

“Cosa farei se un pezzo d’anguria cadesse sul pavimento pulito della mia cucina? – ha detto il professore – Lo butterei nel compost”.


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