Blitz quotidiano
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Social eating: cioè inviti gente a casa e gli fai pagare la cena

ROMA – Questa sera si va a cena da Laura e Paolo. Solo che Laura e Paolo non sono né amici, né sono un ristorante. Laura e Paolo sono due privati cittadini con un salotto oversize, gusto per i fornelli e voglia di guadagnare qualche soldo in più. Il fenomeno in questione si chiama social eating ed è riassumibile, dal punto di vista di chi lo organizza, più o meno così: faccio venire ospiti a cena, concordo con loro un menù e gli faccio pagare cena e servizio.

Come se fossi un ristorante. Solo che, a differenza di un ristorante, i tanti “Laura e Paolo” d’Italia non hanno costo dell’affitto, del personale, certificazioni e tassazione chiesti a un ristorante.

A raccontare la tendenza, arrivata dagli Stati Uniti ma sempre più diffusa in Italia è Michela Tamburrino per La Stampa. Ci sono persone che si sono inventati un mestiere. Ognuno ha puntato sulla sua ricetta: c’è chi ha la “cena thriller”, chi punta sul “menù etnico”. A unire più o meno tutti questi ristoratori alternativi è il modo di trovare i clienti: un misto di caro e vecchio passaparola e di nuovo facebook. Spesso il menù (e il prezzo) vengono concordati prima: al momento dell’appuntamento, insomma, si sa cosa si andrà a mangiare e quanto si spenderà.  Spiega Tamburrino:

Le varianti sono immense: c’è chi condivide cibo etnico o genuino a km zero, il contatto si stabilisce sul web, si seleziona l’evento, si prenota e si paga. Oppure si riserva un posto direttamente sul sito (o sul profilo Facebook) dell’home restaurant preferito. Una manna per turisti meno tradizionali che vogliono scoprire l’anima della città attraverso chi li ospita e li sfama; per i residenti è l’ultima frontiera del social eating: un modo per cambiare giro e farsi nuovi amici. A Roma c’è chi si è organizzato in community, case prestigiose e cuochi con pagamenti on line. Offerte per tutti i gusti e per tutte le tasche.

Il problema è che ora questo social eating è finito in mano alla politica. Se ne discute alla Camera dei Deputati perché in materia manca completamente una legislazione. Legislazione, in Italia, significa essenzialmente due cose: tasse e paletti. Per i “social eating manager”, insomma, si profila un periodo difficile.