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Unicredit. Attacco Wst e Ft, ”Ora serve un A.D. straniero”

ROMA – Una “crisi di fiducia” in cui il colpo di grazia, che ha avuto come vittima l’amministratore delegato uscente Federico Ghizzoni, è l’affaire della banca Popolare di Vicenza, con prima l’impegno di Unicredit a ricapitalizzarla e poi il salvataggio attraverso il fondo Atlante.

E’ la diagnosi della stampa finanziaria internazionale dopo l’addio di Ghizzoni a Unicredit, un cui aumento di capitale è sempre più necessario ma appare ora “più difficile che mai” a detta del Wall Street Journal, dato che con il valore delle azioni dimezzato in un anno l’iniezione di mezzi freschi diluirà pesantemente gli azionisti esistenti. Che devono fronteggiare (svalutando al 20% le sofferenze) costi che il quotidiano Usa stima in poco meno di 10 miliardi di euro.

“Come se non avesse già i suoi problemi, Unicredit ha cercato di risolvere quelli degli altri”, scrive il Financial Times riferendosi alla banca veneta: una situazione che “ha segnato il destino di Ghizzoni”. Per ristabilire al meglio la credibilità, secondo la Lex Column del Ft “è probabile che il successore di Ghizzoni sarà scelto fuori dalla banca” e “un segnale ancora più forte sarebbe trovarlo fuori dall’Italia”.

“Nominate il miglior amministratore delegato – suggerisce il Ft – non quello con più relazioni” nella politica e nella finanza italiana. “Del resto già Deutsche Bank, Lloyds Banking Group, Credit Suisse e altri hanno già nominato Ceo stranieri” sottolinea il giornale ricordando che anche la compagnia assicurativa “Generali” ha appena nominato un francese (sebbene scelto all’interno) e la metà del board di Unicredit non è italiano”.