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Samsung vuole comprare Magneti Marelli. Fca vola in Borsa

TORINO – Entro fine anno la Magneti Marelli, oltre 40 mila dipendenti e 7,3 miliardi di fatturato, potrebbe parlare coreano. Samsung Electronics starebbe infatti trattando con Fca, la più grande acquisizione di sempre per il gruppo sudcoreano. Una operazione del valore di oltre 3 miliardi di dollari, secondo l’agenzia Bloomberg che cita fonti vicine alla trattativa. Quanto basta per far volare il titolo di Fca in Borsa, che a Piazza Affari chiude con un +8,2% a quasi 6 euro. Bene anche Exor (+3%), la holding della famiglia Agnelli, nel cui cda siede dal 2012 il vice presidente di Samsung, Lee Jae Yong.

La notizia è stata archiviata con un “no comment” da parte del gruppo guidato da Sergio Marchionne, che nei mesi passati ha sempre negato l’intenzione di voler vendere l’azienda, presente in 19 Paesi di tutti e cinque i continenti. “Facciamo affidamento sulla Magneti Marelli, che continuerà a far parte del nostro portafoglio”, ha detto proprio lo scorso 26 aprile.

Eppure, secondo le indiscrezioni, la trattativa c’è. L’interesse di Samsung sarebbe per le aree di business dell’illuminazione automotive, intrattenimento a bordo e telematica. Ma il colosso asiatico, che per altro in passato ha già lavorato con Magneti Marelli, potrebbe anche considerare l’acquisizione dell’intera società. Un ingresso nel mercato della componentistica auto – lo scorso anno Samsung ha creato una divisione per lavorare nel campo dell’automotive – la renderebbe infatti meno dipendente dal business dell’elettronica destinata ai consumatori, in modo da far fronte al calo degli smartphone.

L’operazione, del resto, sarebbe positiva anche per Fca, prima casa automobilistica a stringere un’alleanza con Google per creare la macchina senza conducente. E avrebbe un timing particolarmente vantaggioso per la cessione, visti i forti progressi negli ultimi anni della controllata sia in termini di ricavi, passati dai 6 miliardi del 2013 ai 7,5 stimati per il 2016, sia di marginalità, che dal 2,8% del 2013 è stimato al 5%. Le premesse per un accordo, e pure in tempi brevi, insomma, ci sono tutte.