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Addio norma “salva Corona”: no sconto a chi nasconde i contanti nel decreto fiscale

ROMA – Addio alla norma “salva Corona” dal decreto fiscale. Lo sconto per chi nasconde i soldi contanti, la voluntary-bis con una flat tax del 35%, salta dalla versione finale del decreto, che tornerebbe quindi al rientro dei capitali prima maniera, quello del 2015, che non prevedeva un’aliquota forfait ma il normale calcolo delle somme emerse nella tassazione progressiva per fasce di reddito.

Allo stesso tempo, dovrebbe essere confermato l’obbligo di dichiarare, sotto la diretta responsabilità del contribuente, la provenienza del denaro. Le norme scritte nero su bianco non sono però ancora visibili. Passata una settimana dall’approvazione in Consiglio dei ministri, i testi della legge di bilancio e del decreto non sono stati infatti ancora trasmessi alle Camere. Per l’arrivo in Parlamento, secondo fonti di governo, bisognerà attendere probabilmente la prossima settimana. Si immagina martedì, scrive l’Ansa.

Anche se il decreto fiscale potrebbe, secondo alcuni, godere di una corsia preferenziale ed arrivare in tempi più stretti. Il cantiere della sburocratizzazione del fisco è aperto anche sul fronte delle scadenze. L’obiettivo, indicato dal viceministro dell’Economia Luigi Casero, è quello di evitare l’anno prossimo il fatidico ‘tax day’ e di diluire i versamenti, anche per non essere costretti, come ormai consuetudine, a concedere inevitabili e richiestissime proroghe in corso d’opera. Spiega Casero:

“La proposta di uscire dalla scadenza unica del 16 giugno è accettabile e praticabile, ipotizzando come date aggiuntive il 30 giugno o il 15 luglio. Lo dobbiamo decidere in questi giorni, con due principi comunque intangibili: le eventuali novità non devono introdurre oneri per il bilancio pubblico e devono avere scadenze praticabili per l’Agenzia delle entrate”.

Sul fronte caldo delle cartelle arrivano intanto i nuovi dati di Equitalia. La “finestra” che concedeva 60 giorni di tempo a quei contribuenti che erano decaduti dal proprio piano di rateizzazione concordato con la società di riscossione si è chiusa il 20 ottobre scorso con un vero e proprio boom: circa 100 mila richieste di riammissione alla rateizzazione. Dal 20 agosto scorso, sono stati rimessi in rateizzazione circa 3 miliardi, anche se per il dato definitivo bisognerà attendere che sia lavorata l’ultima parte, il 5% del totale, delle istanze pervenute.