Economia

Alitalia, la scommessa dei lavoratori: un’altra tassa per loro dopo il No-Vaffa

Alitalia, la scommessa dei lavoratori: un'altra tassa per loro dopo il No-Vaffa

Alitalia, la scommessa dei lavoratori: un’altra tassa per loro dopo il No-Vaffa

ROMA – Alitalia, che l’esito del referendum tra i dipendenti sia stato un massiccio e sonoro No non vi è dubbio: il 67 per cento ha bocciato il piano di sopravvivenza dell’azienda e a votare è andato più del 90 per cento dei circa 12 mila tra personale viaggiante e personale di terra.

Come non vi è alcun dubbio che sia stato un Vaffa sbattuto in faccia al vertice Alitalia, qualunque sia, alle banche che finanziano l’azienda, ai soldi che in cassa non ci sono più, quasi neanche per pagare il carburante, al governo, ai nuovi proprietari al 49 per cento di Etihad, ai ministri, ai sindacati che avevano detto, suggerito, implorato di votare Sì. Un vaffa insomma a tutto e a tutti, anche alla storia aziendale rimossa e narrata a rovescio: la storia tremendamente concreta di un’azienda che perde soldi da trenta anni (nel 2.016 due milioni al giorno) raccontata come la favola un tradimento alle spalle fatto non si sa bene da chi.

San raffaele

Un referendum No-Vaffa che peraltro non era impossibile avvistare e diagnosticare fin da subito. Nel nostro piccolo il giorno dopo che si seppe sarebbe stato referendum tra i dipendenti Alitalia scrivemmo che questo referendum “covava un (altro) No”. E l’altro stava per indicare che il No che arrivava faceva parte della stessa famiglia del No al referendum istituzionale del 4 dicembre scorso. Un cuginetto, ma stessa famiglia. (Da rilevare molti commenti a quell’articolo che sospettavano “dettatura” aziendale mentre invece era solo lettura del reale).

Non era impossibile, anzi era facile avvistare il No Vaffa in arrivo e identificarne le generalità politiche e sociali. Ma oltre al “come” di questo No Vaffa pronunciato da settemila lavoratori Alitalia, decisivo è il perché. Perché hanno votato in massa No? Perché non hanno capito che rischiano la chiusura di Alitalia? Perché, come con romanticismo tardo proletario ipotizza Lucia Annunziata, hanno avuto il coraggio della sfida pur avendo capito?

Né l’uno né l’altro: i lavoratori Alitalia in piena libertà e diritto hanno fatto una scommessa. Hanno scommesso che dicendo No e pure Vaffa alla fine otterranno, arriverà, sarà varata e pagata un’altra tassa per loro, un’altra tassa per Alitalia, un’altra tassa a carico di tutti i contribuenti. Questa è la scommessa dei lavoratori Alitalia e, sia detto con franchezza, speriamo proprio che la perdano questa scommessa.

Ogni volta che un passeggero si imbarca in u n aeroporto italiano, anche se non se ne accorge, paga un tributo in euro, paga una tassa per finanziare i precedenti interventi pubblici a sostegno Alitalia. Basta. Basta e avanza. Sono circa trenta anni che Alitalia è in disavanzo. E sono circa trenta anni che il contribuente italiano ripiana, paga. Miliardi e miliardi di euro per tenere in piedi una cosa che non…vola. Anzi, meno vola meno perde denaro.

Trenta anni…in Alitalia ci hanno rimesso soldi a palate i contribuenti italiani e soldi ci hanno rimesso anche chi ci ha messo le mani, adesso comunque soldi non ce li vuol mettere più nessuno. Il piano bocciato dai lavoratori era due miliardi di denaro nuovo che quello in cassa è finito in cambio di 1.600 posti di lavoro in meno e di un taglio agli stipendi dell’otto per cento e taglio ai 102 giorni di permesso annui. Roba difficilmente digeribile ma non immangiabile.

E invece i lavoratori Alitalia hanno allontanato con sdegno il piatto e hanno scommesso che ancora una volta, ancora e ancora arriverà la tassa che li salverà, la tassa a carico di tutti che consentirà che loro e la loro azienda possano proseguire come prima: ai margini del mercato, in perdita congenita, protetti dalle conseguenze. Adesso la chiamano “nazionalizzazione”, tornano a vendere la balla stantia della “compagnia di bandiera”, si avvolgono nel tricolore, si riparano dietro il, tabù dei lavoratori non si toccano, ma in sostanza hanno scientemente scommesso sulla prossima tassa pro Alitalia.

E questo perché qualcuno, sempre gli stessi in fondo, hanno diffuso la fake news di successo che proprio così andrà dopo il No-Vaffa. E’ stata fatta campagna per il No con l’argomento state sicuri, ve lo diciamo noi, tranquilli, si vota No, si va all’emergenza, si va in piazza e il governo interviene e paga, ma figurati se ci chiudono davvero…

Non solo la scommessa che è l’anima del No al referendum. Anche il Vaffa che affascina e che ha profonde radici in una società (l’Italia non solo Alitalia) che si sente comunque, sempre e a prescindere in massiccio credito e quindi cova astio perché non lo vede ripagato. Dell’Italia sarebbe lungo dire, in Alitalia questo credito i lavoratori non possono vantarlo, proprio no.

Il numero dei dipendenti è stato negli anni molto ridotto ma non esistono in Italia e probabilmente sul pianeta maestranze di un’azienda meglio e più a lungo assistite dopo la perdita del lavoro. E tagli hanno subito retribuzioni e benefit ma non sono mai esistiti in Italia e sul pianeta benefit, incentivi e status economico come quelli da cui partivano i dipendenti Alitalia. L’Alitalia degli sprechi, sciali, sbagli e clientele e lobby interne non era certo avara con i suoi dipendenti.

Dipendenti, lavoratori che ora dicono, obiettano, rivendicano: che c’entriamo noi? Paghino i politici, i manager, i capi, che c’entrano i lavoratori? Sarà politicamente scorretto, ma in trenta anni di bilanci in rosso, se lavori in un’azienda che da 30 anni non va, qualcosa c’entreranno anche i lavoratori anche se scaricarsi di ogni responsabilità è lo sport nazionale più del calcio. Comunque, se non c’entrano loro con Alitalia, a molta maggior ragione che c’entriamo noi? Noi contribuenti. Hanno scommesso di farci pagare un’altra tassa per loro. Che la perdano questa scommessa. E il governo non si inganni sulle proporzioni del consenso in ballo: stavolta se si sceglie la tassa per tener buoni diecimila che faranno un gran chiasso e problema, stavolta si perdono centinaia di migliaia di contribuenti elettori.

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