Economia

Alitalia perde due mln al giorno. Ma referendum cova un (altro) No

Alitalia perde due mln al giorno. Ma referendum cova un (altro) No

Alitalia perde due mln al giorno. Ma referendum cova un (altro) No (foto Ansa)

ROMA – Alitalia qui e oggi perde due milioni di euro al giorno. Far volare quegli aerei è un salasso per chi lo fa. E non è una crisi, un momento negativo, una eccezionale situazione in cui qualcosa è andato storto. Al contrario è più o meno da decenni la normalità di Alitalia perdere, bruciare, andare in rosso per uno, uno e mezzo, due milioni al giorno. Dura talmente da tanto tempo che la “tassa Alitalia” che grava sul contribuente italiano sta per raggiungere record di longevità e carico. Di soldi pubblici in varia forma ad Alitalia sono arrivati negli anni almeno una quindicina di miliardi. Arrivati dalle tasche dei contribuenti italiani.

Era stato detto, scritto e concordato che era colpa delle dissennate gestioni inquinate dalla politica e dalla clientela. Ma che era finita la pacchia, arrivavano i veri imprenditori, oltre tutto italiani doc. Sono infatti arrivati e sono poi scappati dopo aver consumato un po’ di soldi loro e tanti soldi pubblici. Poi è stato detto, scritto e concordato che arrivavano gli arabi, Etihad, quelli coi soldi e con la giusta cifra imprenditoriale. Era finita la storia triste e tesa, adesso Alitalia diventava impresa. Sono arrivati, ci hanno rimesso soldi e Alitalia è rimasta tal quale era prima, tal quale è stata ormai da decenni: un colabrodo di perdite.

A chi sia toccato in sorte o abbia voluto o abbia meritato di lavorare in un’azienda così dovrebbe toccare anche di prendere atto di dove si trova, di dove lavora. Piloti, personale di bordo, personale di terra, precari, contratti e termine, tecnici, amministrativi…tutti dovrebbero ormai sapere che più e più volte è stato il denaro pubblico a salvare retribuzioni e pensioni del personale Alitalia. Qualche volta più, molto più che salvare: garantire più o meno lo status. La più lunga e remunerata cassa integrazione del continente ne è solo un esempio.

Dovrebbero dunque sapere che non è un destino cinico e baro che lotta contro di loro e neanche un’azienda infame, cattiva e incapace che mette a rischio i posti di lavoro e gli stipendi e li vuole per strada. Dovrebbero sapere che lavorano in una baracca che non va, proprio non va, una baracca sfasciata: due milioni di perdita ogni giorno! Dovrebbero saperlo e prenderne atto. E tirare un sospiro di sollievo di fronte ad una ipotesi di accordo tra sindacati e azienda, mediatore il governo, il cui primo, enorme, risultato è che Alitalia non chiude. Non chiude come sarebbe finanziariamente e industrialmente logico, dovuto, maturato nel tempo.

Non chiude Alitalia ma nell’accordo si mettono fuori (“esuberi”) 980 dipendenti (erano 1.338 da metter fuori). E si tagliano gli stipendi mediamente dell’otto per cento (era il 20 e passa per cento). E si limitano gli aumenti di stipendio a non più di un 25% della retribuzione precedente. E si tagliano ferie e permessi.

Ora l’accordo va a referendum tra i dipendenti. Che dovrebbero portare un cero alla madonna patrona delle aziende sempre aperte. Che dovrebbero non accontentarsi che non si può essere contenti quando ci sono tagli di posti di lavoro e retribuzioni. Non accontentarsi ma acconciarsi di buon grado al reale sì. Acconciarsi ad essere salvati ancora una volta dalle logiche conseguenze di un’azienda che va come quella in cui lavorano. Dovrebbero quasi senza eccezione votare Sì al loro referendum.

Ma referendum Alitalia cova un (altro) No. Perché si sente di tagli insopportabili (perché, invece i due milioni di perdita al giorno sono sopportabili?). Si sente di “nazionalizzare”, come se non fosse stato già fatto in maniera fallimentare. Si sente, spira forte da Alitalia l’aria, la canzone che vuole sia ancora e sempre il denaro pubblico, il contribuente a pagare il conto e tutto continui come sempre. Si sente voglia di un No per dispetto, sfida, sfregio. Un No di rivolta, rivolta, beninteso, all’ombra del denaro pubblico, insomma la rivoluzione protetti dai Carabinieri…Cova un No parente, piccolo ma di sangue, con il No del referendum del 4 dicembre passato.

To Top