Economia

Alitalia, sciopero il 5 aprile contro esuberi e taglio degli stipendi

Alitalia, sciopero il 5 aprile contro esuberi e taglio degli stipendi

Alitalia, sciopero il 5 aprile contro esuberi e taglio degli stipendi

ROMA  – Il piano industriale di Alitalia bocciato in pieno dai sindacati, che di fronte alla richiesta di oltre 2mila esuberi solo per il personale di terra (quasi 2.500 se si considerano anche i naviganti a rischio da agosto) e un taglio degli stipendi medio vicino al 30%, hanno subito proclamato uno sciopero di 24 ore per il 5 aprile.

Ora la palla passa al Governo, che ha convocato azienda e sindacati per lunedì20 marzo, quando i ministri Carlo Calenda (Sviluppo economico), Graziano Delrio (Infrastrutture e trasporti) e Giuliano Poletti (Lavoro) tenteranno una mediazione.

Lunedì sarà anche una giornata di disagi per i passeggeri della compagnia, che ha tagliato il 40% dei voli per un’agitazione di 4 ore di alcune sigle dei controllori di volo e uno sciopero proclamato dal Cub Trasporti per l’intera giornata.

Le premesse per un ‘no’ dei sindacati al piano c’erano tutte fin da prima che iniziasse l’incontro. Nel corso della riunione è arrivata la conferma: 2.037 esuberi solo nel personale di terra (1.338 a tempo indeterminato, 558 a tempo determinato e 141 nell’estero), cui andrebbero ad aggiungersi 400 dipendenti naviganti per i quali scade la solidarietà ad agosto.

Per la compagnia che conta 12.500 persone, si tratta di una riduzione del 51% del personale degli uffici e del 20% per il personale operativo (non di volo). A questo si aggiungono i tagli salariali che vanno dal 22% per i piloti di lungo raggio al 28% per quelli di medio raggio, fino al 32% per gli assistenti di volo.

Gli interventi sul costo del lavoro, tra licenziamenti e taglio delle retribuzioni, dovrebbero permettere all’azienda di risparmiare 163 milioni. Al di fuori del perimetro dell’azienda potrebbero essere a rischio anche due settori dell’indotto: catering e pulizie di bordo, con oltre 400 persone a rischio.

Un piano di soli tagli, secondo i sindacati, che non intravedono rilancio per la compagnia e decidono subito di proclamare unitariamente lo sciopero (il secondo dopo quello di 4 ore del 23 febbraio): uno stop di 24 ore di tutto il personale per il 5 aprile.

“E’ un piano assolutamente non credibile, con tagli su costo del lavoro e organici e un’ipotesi molto remota di aumento dei ricavi”, osserva Claudio Tarlazzi della Uilt. “Un non piano, perché prevede solo il taglio dei costi”, aggiunge Nino Cortorillo della Filt Cgil, che vede lo zampino delle banche e avverte: “Su questi numeri non si tratta”. “Questo non è un piano di sviluppo ma solo di sopravvivenza”, commenta Emiliano Fiorentino della Fit Cisl. “Semplicemente irricevibile” per Francesco Alfonsi dell’Ugl.

Ma l’amministratore delegato della compagnia, Cramer Ball, difende la manovra. “Le misure relative al personale sono dolorose, ma necessarie”, spiega il manager australiano, precisando che solo con il ritorno all’utile, previsto nel 2019, Alitalia potrà riprendere a crescere: dal 2019 sono infatti previste fino a 500 nuove assunzioni nel personale navigante, l’ingresso in flotta di sei nuovi aeromobili di lungo raggio (il totale previsto dal piano è di otto nuovi velivoli, compresi i due che entrano nel 2017-2018), e l’apertura di dieci nuove rotte di lungo raggio.

 

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