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Banca d’Italia, maxi ispezione a 20 banche: crediti deteriorati, servono 3,4 mld

ROMA - Banca d’Italia, maxi ispezione a 20 banche: crediti deteriorati, servono 3,4 mld. Sommessamente, “quietly” scrive il Wall Street Journal che ha fatto lo scoop e ci ha riempito la prima pagina, la Banca d’Italia sta spulciando i bilanci di una ventina di gruppi bancari italiani a caccia di prestiti in sofferenza. “Per 8 dei 20 gruppi bancari esaminati le verifiche sono state estese a tutto il portafoglio crediti, interessando in alcuni casi l’intera operatività del soggetto vigilato. In questi casi le verifiche ispettive in loco sono ancora in corso” c’è scritto nel documento (leggi qui il pdf) della Banca d’Italia pubblicato sul sito della banca centrale, dopo l’anticipazione del WSJ dell’edizione online. La notizia non ha lo stesso rilievo sui quotidiani italiani ma è importante perché aggiorna l’evoluzione del rischio di credito e la verifica sulle politiche di accantonamento delle banche.

Le verifiche mirate a distanza, una prassi nella funzione di controllo esercitata da Banca d’Italia, hanno evidenziato l’esigenza di guardare meglio nei bilanci appunto per 20 banche, di cui peraltro non si conoscono i nomi. Circostanza che ha spinto Alessandro Plateroti sul Sole 24 Ore di oggi (30 luglio) ad invocare trasparenza totale perché il rischio è che si vada incontro a un clima da “caccia alle streghe”. Le verifiche, specie nella valutazione delle otto banche per le quali è stato necessario un supplemento di investigazione, ci dicono che servono 3,4 miliardi di euro aggiuntivi in accantonamenti (oltre i 7,4 mld. già effettuati). Prime conseguenze rilevanti: ridurre i costi operativi, contenere dividendi e stipendi dei top manager, liberarsi degli asset non strategici.

Negli anni più recenti l’economia italiana ha registrato una notevole contrazione. Tra il 2007 e il 2012 il PIL è diminuito complessivamente di 7 punti percentuali in termini reali. La produzione industriale è diminuita del 25%. Tale congiuntura ha dato luogo ad un marcato incremento dei crediti deteriorati, la cui incidenza sul totale degli impieghi del sistema bancario è passata dal 4,5% di fine 2007 al 12,3% del giugno 2012. Si è osservata nello stesso periodo una riduzione nel livello dei relativi accantonamenti in rapporto al totale dei crediti deteriorati (c.d. tasso di copertura), dal 49,4% al 37,7%1 . (Banca d’Italia, sito ufficiale)

Sta messo così male il sistema bancario italiano? Intanto, ai gruppi ispezionati fa capo circa il 40% del totale dei crediti deteriorati del sistema. Banca d’Italia, però, esegue, per sua stessa ammissione, una politica di controllo più rigida delle altre banche centrali, applicando criteri molto più stringenti nella definizione di crediti deteriorati e nel rapporto tra questi e le garanzie a copertura. In fondo, come spiega ancora Plateroti, significa che non ci deve fidare troppo delle banche francesi e tedesche, molto più allegre nel rispetto dei parametri citati. Anche per questo l’affidamento del controllo delle banche più grandi europee alla Bce attraverso l’Unione bancaria e con criteri uguali per tutti, si impone come urgenza.

Le definizioni di credito deteriorato (non-performing loans, NPL) in ambito UE sono molto eterogenee, e quella adottata dalle banche italiane è particolarmente ampia. In particolare, negli ultimi anni le banche italiane hanno richiesto maggiori garanzie e ridotto il rapporto tra credito erogato e valore della garanzia (loan to value ratio, LTV). Se si applicasse alle banche italiane la definizione di credito deteriorato adottata da primarie banche europee, che esclude le posizioni interamente garantite, il tasso di copertura del sistema bancario italiano risulterebbe molto più alto e mostrerebbe un andamento crescente negli ultimi tre anni. (Banca d’Italia, sito ufficiale)


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