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Banche, convertire bond in capitale: piano Debenedetti-Maffè

La proposta di Franco Debenedetti e Carlo Alberto Carnevale-Maffè per ristrutturare il sistema bancario attraverso una maxi svalutazione dei crediti in sofferenza sui livelli di mercato, e quindi deliberare un adeguato aumento di capitale per coprire la conseguente perdita nel bilancio

ROMA  –  Banche, convertire le obbligazioni subordinate in capitale: questa la proposta di Franco Debenedetti e Carlo Alberto Carnevale-Maffè per ristrutturare il sistema bancario attraverso una maxi svalutazione dei crediti in sofferenza sui livelli di mercato, e quindi deliberare un adeguato aumento di capitale per coprire la conseguente perdita nel bilancio.

L’imprenditore e il professore parlano di un “grande swap per guadagnare tempo” affinché lo Stato si impegni “in un grande sforzo volto a snellire i processi burocratici e legali che rallentano la gestione dei crediti deteriorati e l’escussione delle garanzie.

 

L’eventuale inoptato, sostengono Debenedetti e Carnevale-Maffè, verrà coperto con la conversione prima di tutto delle obbligazioni subordinate, e, ove non bastasse, di parte delle obbligazioni senior, con rapporti di concambio incentivanti, legati a possibili clausole di lock-up.

Le obbligazioni subordinate sono già oggi considerate assimilabili a forme di capitale. Anche gli obbligazionisti sono esposti a perdite in conto capitale, come si è visto nei recenti casi di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. È interesse anche loro rafforzare i bilanci delle banche liberandoli da un peso che ne ostacola la crescita e ne riduce la redditività.

Per gli attuali azionisti questo comporta naturalmente una diluizione: le quote di controllo diventano più contendibili e appetibili per eventuali compratori o per progetti di consolidamento. Nelle banche in cui le fondazioni bancarie concorrono al controllo, la loro quota verrebbe probabilmente diluita; in altre verrebbero sicuramente ridotte le influenze politiche nella gestione.

Ma è per le banche medio-piccole, radicate sul territorio, che lo schema appare più interessante, secondo Debenedetti e Carnevale: si favoriscono le aggregazioni, offrendo ai clienti tradizionali l’opportunità di convertire il debito obbligazionario in capitale a condizioni trasparenti, puntando a nuove risorse patrimoniali che sappiano attendere il tempo necessario a un risanamento ordinato del proprio istituto di fiducia.


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