Economia

Bce, Draghi: tassi invariati e quantitative easing. A Berlino dice: “Aiuta anche voi”

Draghi difende il quantitative easing. E a Berlino dice: "Aiuta anche voi"

Draghi difende il quantitative easing. E a Berlino dice: “Aiuta anche voi” (Foto Ansa)

FRANCOFORTE – La Bce di Mario Draghi conferma i tassi al minimo storico e prosegue con l’estensione del programma stimolo, il quantitative easing, fino a fine anno. E invita la Germania a portare “pazienza”.

Le rimostranze di Berlino e della Bundesbank contro la politica ultra-accomodante e dei tassi sottozero che “crea un danno” ai risparmiatori tedeschi, in particolare ora che l’inflazione sta risalendo, cadono di nuovo nel vuoto. Ma il presidente della Bce si difende e in conferenza stampa motiva in modo molto dettagliato le ragioni delle scelte da ‘colomba’ assunte dal board, proprio a partire dal dilemma sulle prospettive di inflazione.

E se il messaggio appare diretto soprattutto ai falchi tedeschi, rivela anche fino a che punto sia giunto l’attrito. Dal Forum di Davos, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha dichiarato di non essere sorpreso delle decisioni prese dalla Banca centrale europea, ma il suo orientamento crea “problemi politici” in Germania, soprattutto con l’avvicinarsi del test elettorale per Angela Merkel.

Mentre concede che la Bce “sta facendo un buon lavoro”, puntualizza di attendersi che l’inflazione tedesca salirà al 2% quest’anno e che quindi serve un’inversione di rotta della Bce.

Draghi replica che anche “i risparmiatori tedeschi hanno ricevuto benefici” dalle misure straordinarie di stimolo, e che per ora la dinamica dell’inflazione non fa prevedere “una tendenza al rialzo convincente”. I prezzi al consumo – spiega – sono aumentati di recente soprattutto per l’incremento della voce energia; e se i segnali di deflazione sono in gran parte svaniti, le pressioni sull’inflazione di fondo restano moderate.

Per poter cambiare registro, come chiedono i tedeschi, è necessario che la ripresa dell’inflazione sia “prolungata nell’intera Eurozona”, e non solo nelle singole economie, con la Bce a caccia di riscontri che certifichino una “convergenza durevole”. Poi, quasi con una battuta, Draghi prova a rassicurare i falchi: “Come la ripresa si consoliderà, anche i tassi saliranno, bisogna essere pazienti”.

La nota dolente è infatti sempre la differenza di passo tra centro e periferia dell’area euro. Tanto che Draghi ritiene opportuno fugare anche i timori sui rischi di ingovernabilità dell’Eurozona: ” E’ improbabile che l’andamento divergente dell’inflazione nell’area euro possa diventare ingestibile”.

In ogni caso, resta assai remota l’eventualità del ‘tapering’, il ritiro graduale delle misure di stimolo che “stanno aiutando imprese e famiglie”. “La ripresa dell’intera eurozona – ha rimarcato Draghi – è nell’interesse di tutti, anche della Germania”.

Così, rispettando tutti i pronostici, la Bce ha lasciato invariati i tassi d’interesse (tasso principale a zero, quello sui depositi bancari a -0,40% e quello di rifinanziamento marginale a 0,25%) e ha confermato quanto stabilito a dicembre per il Qe: procederà al ritmo di 80 miliardi mensili fino a marzo, per poi calare a 60 miliardi da aprile fino a dicembre 2017. Ma il Qe, ribadisce la Bce, potrà essere ampliato in termini di dimensione e durata se le prospettive dovessero peggiorare e i tassi di interesse resteranno bassi ancora a lungo, tenuto conto che i rischi sulla crescita dell’Eurozona sono orientati “verso il ribasso a causa di fattori globali”.

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