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Bce stampa più soldi, tassi azzerati: ma Borsa riscende giù

FRANCOFORTE –  Bce stampa più soldi e punisce il denaro fermo. Ma l’euforia delle Borse dura poco. La Banca Centrale Europea ha infatti tagliato il tasso principale di rifinanziamento al minimo storico dello 0,0%. La Bce porta poi da 60 ad 80 miliardi al mese l’acquisto di bond attraverso il Qe. Inoltre, anche i bond emessi dalle aziende non finanziarie potranno essere comprati dalla Bce attraverso il Qe, purché abbiano rating a livelli di investimento.

La Borsa esulta, ma per poco. L’atteso annuncio da Francoforte ha confermato le aspettative dei mercati che hanno reagito di conseguenza ma solo per poche ore: Piazza Affari infatti accelera dopo la decisione Bce sui tassi e sull’acquisto di asset, con l’indice Ftse Mib che è avanzato immediatamente del 2,03% ma poi è stata trascinata al ribasso dal comparto della moda (Yoox e Moncler cedono rispettivamente il 5,2% e il 3,7%) e dai petroliferi con Saipem (-3,9% e sotto il prezzo del recente aumento di capitale) ed Eni (-3,4%). Rimbalzo, invece, per le banche con Bpm (+4,9%) e Unicredit (+2,3%) e le utility, guidate da A2A (+2,2%). Positiva Madrid (0,26%). Decisamente peggio hanno fatto Parigi (-1,7%), Francoforte (-2,3%) e Londra (-1,78%). Anche Wall Street procede in negativo.

Punito il denaro fermo. La Bce ha anche tagliato il tasso sui depositi bancari da -0,30% a -0,40%. Il tasso sui prestiti marginali scende allo 0,25%. In pratica, per incentivare le banche ad aumentare i prestiti a imprese e famiglie e per disincentivarle dal tenere fermi i capitali, la Bce ha fatto fare un altro passo in territorio negativo ai rendimenti. Questo per stimolare l’economia reale. Sul Sole 24 Ore Alessandro Merli sottolinea come Draghi sia andato anche al di là delle previsioni.

Nessuno tra gli analisti si era spinto alla vigilia fino a immaginare una gamma di interventi così ampia. In particolare, l’aumento del Qe da 60 a 80 miliardi va oltre le attese medie di 70 miliardi, così come l’inserimento dei corporate bond nell’elenco dei titoli acquistabili e il taglio del tassi di rifinanzimento dallo 0,05% a zero.

Alla riunione di oggi, per il recente sistema di rotazione all’interno del Consiglio direttivo, non ha votato il presidente della Bundesbank Jens Weidmann e altri esponenti considerati “falchi” in politica monetaria. (Alessandro Merli, Il Sole 24 Ore)