Economia

Bidelli scuola: due milioni di domande per 20 mila posti

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Bidelli scuola: due milioni di domande per 20 mila posti (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Bidelli  scuola: due milioni di domande per 20 mila posti. Bidello, segretario, assistente di laboratorio: lavoro e mansioni per cui occorre una terza media o al massimo un diploma, lavoro e mansioni con una retribuzione effettiva di poco superiore ai mille euro mensili. Eppure sindacati e Ministero prevedono che a fine anno a far domanda per qualcuno di questi 20 mila posti (in tre anni) saranno circa due milioni di italiani e tra di loro non pochi laureati.

L’altra volta, tre anni fa, a far domanda furono circa un milione. Ci si attende un raddoppio o almeno un marcatissimo aumento delle domande. Sulla scia dall’altro fenomeno social-lavorativo: i 200 mila che dopo decenni di altro e diverso lavoro si candidano oggi alle supplenze a scuola. Ragionieri, commercialisti, architetti…ma anche e soprattutto persone che in un tempo lontano fecero una qualche burocratica domanda per l’insegnamento ma mai entrarono in una classe. Eccoli in 200 mila a provarci a fare le supplenze. Ne hanno diritto sindacal-legislativo. A tutto ed evidente danno dei loro eventuali alunni.

Due milioni di domande in arrivo per fare il bidello, il segretario o l’assistente di laboratorio. Se ne accorge e lo racconta Flavia Amabile su La Stampa. Che comprensibilmente si chiede anche perché, se alla fine saranno davvero due milioni, sette disoccupati su dieci in Italia provino a risolvere così il loro problema, sia pure con un eventuale impiego a bassa qualificazione e reddito.

Le risposte, almeno in parte, sono auto evidenti. La prima, quella principe: sono posti fissi. La seconda: se non a questo giro, al prossimo. Nella scuola più che in ogni dove vale e vige in Italia l’anzianità di precariato o comunque della lista d’attesa. Mettersi in fila con una domanda alla lunga può pagare. La terza ragione: la scuola conferma di essere fondamentalmente un ammortizzatore sociale, serve a dare occupazione, è questa la sua prima e dominante funzione, la scuola è di chi e per chi ci lavora. Quindi ammassarsi alla sua porta ha un senso. Anche per mille euro al mese o poco più.

La risposta meno evidente è perché un laureato italiano o anche un diplomato faccia domanda per un posto di bidello. Una faccia della risposta è nella incapacità del nostro sistema produttivo, le aziende e l’imprenditoria, di dare lavoro alle competenze. Insomma l’ingegnere o il chimico non trovano lavoro anche perché le nostre imprese innovano poco tecnologicamente, fanno poca ricerca e sulle competenze investono poco o nulla. Le imprese che non fanno occupazione qualificata questa una faccia della risposta, qui lo Stato o i governi possono davvero fare poco o nulla nonostante le illusione radicate come cozze nel sentire popolare e le sciocchezze economiche propalate da partiti, sindacati, giornali, tv, social.

L’altra faccia è quella nascosta, quella che si omette, si sorvola, non piace guardarla. E’ la faccia che mostra il poco o nulla di competenze che c’è sotto una laurea o un diploma nel nostro paese. Come da rapporti e verifiche da standard internazionali i nostri titolari di titoli di studio sono in confronto agli altri paesi pochi, poco utilizzati in patri e poco competenti. In fondo ha un senso vogliano trovare un posto fisso nella scuola, quella scuola che non  a caso fieramente respinge, rifiuta e sdegna ogni sistema di valutazione di competenze per chi ci lavora.

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