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Il buio nella bolletta della luce: contatori che non contano, tasse sulle tasse e l’energia costa solo il 33% del prezzo

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Alzi la mano chi sa, bolletta della luce alla mano, quanto paga per l’energia che consuma. Non il totale, badate bene, quello che è dovuto è scritto in neretto e in caratteri più grandi al resto del testo, in modo che non possa sfuggire. Ma quale parte di quella cifra copre i costi dell’energia consumata in casa? E quanto costa un kilowatt ora, unità di misura del consumo elettrico? Mistero. Interpretare la bolletta della luce è un’impresa. E infatti i più rinunciano e pagano senza di “più dimandare”. Ma, con le dovute approssimazioni, il dettaglio è il seguente: su una bolletta ipotetica di cento euro tondi tondi, corrispondente ad un’utenza domestica, gli euro spesi per l’energia sono scarsi 33. I restanti 67 si dividono in imposte e costi del servizio, 20 scarsi le prime quasi 50 il secondo. In altre parole la metà della bolletta che paghiamo la paghiamo per il servizio. Ad un profano verrebbe da pensare che più che trovare fonti alternative di energia visto il costo del petrolio dovremmo trovare fornitori alternativi del servizio, visti i prezzi applicati da questi.

Lo stesso profano, altrimenti chiamato consumatore, potrebbe chiedersi a cosa serve il contatore elettronico, quello che misura, proprio perché elettronico, il consumo in tempo reale. Non serve a nulla perché i fornitori di energia fanno pagare il “consumo stimato”, cioè ti fanno la bolletta a occhio. Un “occhio” che, guarda caso, sempre sovrastima il consumo reale: tu paghi più di quanto consumi. Te ne accorgi, telefoni al numero verde. Se ti risponde ti rassicura: una volta all’anno faranno “conguaglio”. Quindi il contatore è come se non ci fosse, la “contrabilità” è: tu anticipa i soldi, più soldi del dovuto e consumato, poi vediamo.

Nel cimento di decodificare la bolletta della luce si è lanciato qualche giorno fa Alessandro Penati su Repubblica e, nonostante le sue conoscenze economiche ed il suo impegno, racconta che non è stato semplice. “Ho trovato il tempo per tentare di capire quanto pago di luce e gas a casa mia, e perché. Volevo un termine di paragone per districarmi tra le offerte che la liberalizzazione mi mette a disposizione, e valutarne la convenienza. Ci avevo già provato, ma avevo sempre desistito di fronte all’ incomprensibile complessità della bolletta”. Già, la complessità della bolletta. Vera e reale ma comprensibilissima se si vuol pensar male. Facciamo un esempio: se al ristorante vi presentano un conto di cento euro per una cena per due persone, verosimilmente, pagate e non dite nulla. Ma se il conto è dettagliato e scoprite che di quei cento euro ne avete spesi 15 per il pane e 30 per il caffè, probabilmente chiederete qualche spiegazione al cameriere. Diciamo che a pensar male la complessità della bolletta della luce è così spiegata. A nulla serve che la nuova bolletta che dal primo gennaio sia stata  “rinnovata nella grafica e nelle modalità di esposizione di contenuti”, più leggibile grazie alle “innovazioni introdotte con le deliberazioni AEEG ARG/elt 228/10, ARG/com 236/10 e ARG/elt 232/10”. Belle parole. La sostanza è la stessa, nessuna chiarezza.

Armati di pazienza e di glossario messo a disposizione nel sito dell’Autorità (di 15 pagine) la prima simpatica scoperta che si fa “spulciando” la bolletta è che i consumi sono “stimati”. E’ scritto nero su bianco, sul glossario però. E allora il fantascientifico contatore elettronico a che serve? E come si fanno a calcolare i costi che variano a seconda delle fasce orarie? Non può essere ma è così. Il nuovo contatore, anzi i milioni di nuovi contatori, che saranno di certo costati non poco, servono a far scena. Il dubbio è concreto. Ma il bello viene dopo. Calcolatrice accesa e conti alla mano risulta che il cittadino-consumatore paga le tasse sulle tasse. L’ Iva grava infatti sull’imposta erariale e sull’addizionale per Comuni e Province (il bello del federalismo). E poi, come scrive Penati, “si passa all’esame dei costi. Si comincia con i Servizi di Vendita, divisi tra (a) un fisso giornaliero, a sua volta diviso in un costo per la pura fornitura del servizio e una “componente di dispacciamento” (Glossario: “il servizio che garantisce in ogni istante l’ equilibrio tra domanda e offerta di energia elettrica”), a sua volta divisa tra una parte fissa (che è un sussidio solo per i Tutelati) e una variabile (che invece è un costo solo per i piccoli utenti); e (b) una quota energia, a sua volta divisa tra costo dell’ energia per fascia oraria, costo di dispacciamento (di nuovo, vedi sopra) e “componenti di perequazione” che neanche il Glossario riesce a spiegare (roba per Tutelati). Poi vengono i Servizi di Trasmissione, manco a dirlo divisi in quota fissa, potenza installata e quota variabile (con 4 scaglioni tariffari). C’ è poi una sfilza di sussidi che nel tempo i vari governi hanno munificamente elargito ai produttori con i nostri soldi. Il Glossario ne elenca 10: dalle fonti rinnovabili e assimilate, ai costi sostenuti per la liberalizzazione del mercato; dalle integrazioni alle imprese elettriche minori, ai costi di smantellamento delle centrali nucleari (quelle vecchie, mai funzionanti).” I “tutelati” su citati sono coloro che beneficiano del Servizio di Maggior Tutela, un’entità metafisica più o meno.

Contatore inutile, tasse sulle tasse, addizionali, tutelati, consumi stimati, tutto fa brodo e tutto fa confusione. Nella bolletta della luce c’è di tutto ma manca l’unica cosa importante, il costo dell’energia nel dettaglio. Quella magica cifra che consentirebbe ai consumatori di capire e scegliere di conseguenza quale fornitore li potrebbe far risparmiare. E’ così per le tariffe telefoniche e per internet, è così per tutto. Per il caffè al bar o i pannolini al supermercato. Si vede quanto costa e si sceglie dove comprare. Ma l’elettricità no. Su quanto costi l’energia eletttrica il buio è totale, più o meno 25 centesimi a khilowatt, ve lo diciamo noi, la bolletta in materia si astiene.


*campi obbligatori