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Prezzi calano (0,3%). Guaio, perché così debito non cala

ROMA – Prezzi in calo in Italia e in Europa a gennaio 2016. E non è una buona notizia, anzi. Prezzi in calo dello 0,3 per cento mese su mese in Italia e dello 0,6 su base annua. In Germania meno 0,2 per cento, in Spagna addirittura dello 0,9. Se vogliano andare nel dettaglio, nel cosiddetto carrello della spesa italiana il calo è stato dello 0,1 per cento.

Ma perché mai se calano o prezzi è un guaio e non una fortuna? Gli esperti e i giornali e telegiornali frettolosi rispondono: perché è deflazione, il contrario dell’inflazione. A parte il nome, che fosse il contrario dell’inflazione ci arrivavamo da soli. Inflazione cioè prezzi che salgono, deflazione prezzi che scendono. Ma perché la deflazione è guaio e l’inflazione no?

Primo: nessuno dei due fenomeni economici è guaio o fortuna sempre e comunque. Dipende dalle proporzioni e dalle condizioni in cui il fenomeno si manifesta. In un ipotetico pianeta senza debiti pubblici e privati la deflazione, o prezzi che calano è solo stimolo al consumo o al risparmio. Quindi cosa buona e utile. Nel mondo reale che c’è, pieno fino al colo e oltre di debito pubblico e privato, la deflazione è un guaio. Perché non permette al debito di calare e così di fatto stringe ancora più il cappio ai debitori.

Se c’è un’inflazione di almeno il due per cento annuo, la percentuale che le Banche Centrali cercano di ottenere qui e adesso senza riuscirci, chi ha un debito di 100 l’anno successivo se lo ritrova in termini reali ridotto a 98 e così via calando di anno in anno. Meno debito in termini reali significa meno difficoltà a pagare interessi sul debito, più risorse che si liberano per investimenti pubblici oggi al palo, nella peggiore delle ipotesi maggiore possibilità di indebitarsi ancora aspettando tempi migliori o scaricando il debito su chi verrà dopo.

Prezzi fermi, cioè deflazione significa oggi economia europea stagnante, soldi che restano fermi nelle banche o sotto il materasso, governi in difficoltà nello spendere, opinioni pubbliche che si trasformano in elettorati “contro”. Per questo prezzi in calo non è una buona notizia così come paradossalmente non è buona notizia il maggior motivo per cui i prezzi calano e cioè la caduta del prezzo del petrolio. Una non buona notizia contro la quale Bce è chiamata da subito a fare, tentare qualcosa. Lo ha detto, promesso, annunciato Mario Draghi. Già, ma cosa si può fare davvero dopo aver inondato già i mercati con miliardi e miliardi di euro che non costa nulla prendere in prestito?