Economia

Carige, Malacalza sfiducia l’amministratore delegato Guido Bastianini

Carige, Malacalza sfiducia l'amministratore delegato Guido Bastianini

Carige, Malacalza sfiducia l’amministratore delegato Guido Bastianini (Nella foto Ansa, Malacalza)

GENOVA – Ancora tempi difficili per Carige. Potrebbe essere arrivata al capolino la esperienza a Genova di Guido Bastianini, l’ex presidente di Banca Profilo chiamato solo un anno fa a risollevare le sorti dell’istituto ligure, travolto dall’inchiesta giudiziaria che aveva portato all’arresto di Giovanni Berneschi. 

Il primo azionista e vicepresidente della Cassa di risparmio di Genova, Vittorio Malacalza, ha deposito sul tavolo del consiglio di amministrazione una richiesta di sfiducia nei confronti dell’amministratore delegato. 

Malacalza ha chiesto ai consiglieri di “valutare la revoca delle deleghe” al massimo dirigente dell’istituto. Il Cda nella riunione del 9 giugno dovrà decidere se accettare o respingere la sua richiesta, anche se, come fanno notare fonti interne alla banca al Secolo XIX, “difficilmente il consiglio potrà ignorare l’istanza del primo azionista”.

San raffaele

Le stesse fonti ventilano l’ipotesi di dimissioni volontarie da parte di Bastianini prima del 9 giugno. Anche perché la spinosa vicenda arriva proprio in prossimità del terzo aumento di capitale. E Malacalza ha già fatto sapere che se la sua istanza non verrà accolta si dimetterà da vicepresidente e da amministratore della banca.

Il Secolo XIX ricostruisce quanto accaduto nell’ultimo mese, quello decisivo per Carige, in cui le divergenze sono state molte:

riguardano, oltre ai tempi di attuazione del piano industriale, la conversione in azioni del bond subordinato di 160 milioni, in parte nelle mani di Generali, e la costituzione della società-veicolo in cui dovrebbe confluire la seconda tranche di crediti deteriorati da 2,4 miliardi di euro. Sulla conversione del bond, come anticipato dal Secolo XIX, le posizioni sono divise fra chi vuole inserire l’operazione nell’aumento di capitale fino a 450 milioni, la cui entità e le cui modalità devono ancora essere definite, e chi invece vuole tenerla fuori. Sui crediti invece rimane la tensione in merito al prezzo di vendita.

 

 

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