Cassano e posto Champions, ma la Samp non è un affare e si mangia gli utili di Garrone

Antonio Cassano

Un anno da ricordare quello che si è chiuso a maggio per la Sampdoria di Cassano e Del Neri. Un anno da dimenticare, e in fretta, invece, per il parton dei blucerchiati Riccardo Garrone. Perché il posto Champions è sì arrivato ma di certo non a costo zero. E i 21 euro di rosso nel bilancio della Samp, come scrive il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, si mangiano buona parte dei profitti della San Quirico, la holding del presidente.

Così, nel 2009, la società che controlla il gruppo petrolifero Erg ha visto ridurre i suoi profitti a “soli” 3,4 milioni di euro contro i 60 dell’anno precedente. Nel 2008, però, la San Quirico ottenne un risultato straordinario grazie alla vendita di alcuni asset ai russi della Lukoil. Il dato del 2009, però, è molto basso anche rispetto a quello del 2007, quando la holding ebbe utili per 22 milioni.

Il calcio, insomma, non si conferma un grande affare, anzi. E la Samp non fa eccezione: l’anno scorso i Garrone hanno finanziato la squadra per 7 milioni (interamente rimborsati dalla società) più altri 3 milioni. In più la holding ha garantito una fidejussione da 14,5 milioni al Monte dei Paschi a favore della squadra.

23 luglio 2010 | 19:44   Letto 518 volte   


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Nomade non è una virtù, quei campi non sono un diritto

Penso che il destino abbia in sorte per l'Italia il "leghismo". Leghismo tra virgolette perché non mi riferisco solo e principalmente alla forza politica, alla Lega di Bossi. Penso piuttosto a un "leghismo" diffuso come cultura che ormai scorre nelle vene della società, quello per cui l'unico metro e valore del pensare ed agire è "farsi i fatti propri", qui, oggi, subito. Una visione della vita senza domani e senza ieri, solo presente, presente immediato. Una visione del mondo senza mondo, che tutto quello che è fuori dell'uscio di casa è pericoloso ed ostile, da trattare quindi con diffidenza ed ostilità. La Lega di Bossi c'entra ma è conseguenza e non causa, fenomeno e non soastanza. Penso che questa sia la sorte e sia una mala sorte. Sono contrario ai respingimenti in mare degli immigrati, sono retate sommarie appena velate dall'ipocrisia. Penso che i Cie, centri di identificazione ed espulsione dei clandestini siano dei lager dove la gente è incarcerata senza tempo e processo. Penso che il razzismo abbia imbevuto il paese come l'acqua fa con una spugna. Però, per quanto mi scervelli, in scienza e coscienza non riesco a dar torto a chi vuole eliminare i campi nomadi, anche se questi si chiama Maroni o Alemanno. Nomade non è una virtù, una condizione umana da preservare. Nomade non è un salvacondotto che esime dal vivere in condizioni sanitarie decenti. Nomade non è una patente che autorizza a campare un piede o anche due al di fuori della legge. Nomade non è una colpa e neanche uno stigma, men che mai una razza. Ma non è esimente o attenuante dall'essere cittadino di qualunque Stato, anche di uno Stato chiamato Unione Europea. E quei campi non sono un diritto, sono una vergogna e una tortura per chi ci vive dentro. Prima ancora che un fastidio o un pericolo per chi ci vive accanto. Eliminare quei campi è una questione di decenza civile. Eliminare quei campi, non deportare chi ci sta dentro. So si essere impopolare, ma la collettività dovrebbe farsi anche fiscalmente carico del costo dell'eliminazione di quei campi e dell'assistenza, immediata e a tempo, di chi lì dentro si accampa. Sono campi discarica di umanità e traslocarli in altra discarica è crudele e stupido. Ma tenerli lì dentro, consentire che ci restino non è carità e neanche giustizia. Assisterli a tempo, dare loro l'opportunità di restare in Italia, se vogliono e sanno starci dentro la legge. Altrimenti anche rimpatriarli, perchè no? Non riesco a condividere, anzi a capire la "subcultura" o meglio la cultura subalterna di chi vuole tenere in piedi quei ghetti di lamiera e cartone e chiama questo accoglienza. Non si tratta di lisciare il pelo al razzismo latente e neanche tanto latente. Si tratta di essere, noi e i nomadi, i rom, i rumeni, i bulgari, gli italiani, i poveri e gli agiati, cittadini. Cioè gente che ha diritti e doveri. Il diritti di vivere in decenza e salute, il dovere di farlo nel campo della legge e delle regole.

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