Economia

Catasto: niente ricalcoli e aumenti. Tasse casa (e benzina) restano ferme

Catasto: niente ricalcoli e aumenti. Tasse casa (e benzina) restano ferme

Catasto: niente ricalcoli e aumenti. Tasse casa (e benzina) restano ferme (foto Ansa)

ROMA – Catasto, magari un’altra volta…Enrico Morando, vice ministro dell’Economia, lo ha detto in modo netto e chiaro: “la riforma del Catasto è da rinviare alla prossima legislatura”. Se la vedranno, se mai vorranno vedersela, con questa gigantesca grana del catasto immobiliare il prossimo governo e il prossimo Parlamento. Se ne parlerà, se se ne parlerà, dopo le elezioni. Per un motivo semplice e netto: qui e oggi chi tocca, chi modifica il Catasto e i relativi valori fiscali da assegnare alle case, comunque li dovesse cambiare in meglio o in peggio che sia, paga l’ardire con una barca, anzi una mega imbarcata di voi in meno.

Quindi il governo che c’è passa la mano. Come più o meno hanno fatti tutti i governi che ci sono stati. Quindi le tasse sulla casa restano quelle che sono. Nessuna modifica: nessuno pagherà un euro di più e neanche un euro di meno. E questo chiama ad almeno due piccole, neanche tanto piccole, note.

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La prima: l’impossibilità politica e sociale di mettere mano perfino ad un legno storto come quello del valore fiscale delle case. Che sia legno storto non c’è dubbio: per il fisco valgono poco o pochissimo abitazioni nei centri storici delle città che hanno invece valore immobiliare alto o altissimo. E valgono di più abitazioni nelle periferie. Questo accade perché il Catasto divide gli immobili ancora in Signorili, Economici e Popolari (le note categorie A seguite da numero arabo) secondo parametri e riscontri di molti decenni or sono.

Quindi c’è chi paga molto meno di quanto dovrebbe rispetto al valore reale della sua casa e chi paga molto più e chi paga un po’ di più e chi paga un po’ di meno e chi paga più o meno quanto dovrebbe. Il tutto più o meno a caso. Equità e buongoverno vorrebbero quindi che il Catasto venga rifatto e rimodellato alla realtà. Ma è appunto politicamente e socialmente impossibile.

Alla cosiddetta “invarianza di gettito” cioè che alla fine il monte tasse pagato sulle case resterebbe uguale e che sarebbe solo diversamente ripartito sui contribuenti con chi ci guadagna e chi ci rimette, l’opinione pubblica non crede. Non ci crede, punto. Tutto o quasi sicuri di rimetterci. Sicuri a prescindere. Comunque la paura di rimetterci è nettamente superiore alla speranza di guadagnarci. Quindi ancora se tocchi il Catasto è subito non solo protesta ma ansia, allarme, mobilitazione.

E’ bastato infatti qualche annuncio leggero di responsabilità su stampa e in tv per determinare la convinzione generale che stessero per aumentare le tasse sulla casa. La “notizia” è diventata virale non solo nel senso di comunicazione elettronica e immediata ma anche socialmente e politicamente “virale” appunto. La gente non si fida, grida comunque alla stangata e quindi, anche se la tassazione sulla casa è distorta da un Catasto storto e ingiusto, che vuoi fare, vuoi far arrivare cortei, implorazioni, maledizioni e punizioni elettorali? E’ storto e ingiusto ma l’opinione pubblica, temendo che cambiando qualcosa vada comunque peggio, sia comunque una fregatura, il Catasto storto se lo tiene caro.

Il governo si adegua e altrettanto farà la campagna elettorale. Riforma del Catasto? L’anno del mai e il giorno del poi…

Seconda considerazione, minore ma non minima. La naturalezza, l’immediata e calorosa disponibilità, il piacere genuino (anche se alquanto ossessivo/compulsivo) con cui il circuito dell’informazione diffonde, riesuma, regolarmente propone e ripropone gli stessi bau-bau. La stangata sul Catasto è un titolo allarme che va di moda ogni anno da una trentina di anni. Meno forza di imprimere panico ha l’altro annuncio classico: aumento della benzina per la manovrina. Ecco, anche l’aumento delle tasse sulla benzina non ci sarà.

Se i titolisti dei quotidiani, dei telegiornali e delle agenzie di stampa si prendessero, si accollassero l’immane fatica di leggere gli articoli che le loro stesse testate pubblicano, allora avrebbero appreso che i 3,4 miliardi di “rientro” della cosiddetta manovrina vengono da altre “poste”. Di cui la più consistente è il prolungamento nel tempo del sistema per cui le aziende pubblica versano l’Iva sui pagamenti esterni a se stesse. Risultato: Iva sicura (e non sottoposta ad evasione/elusione) per circa un miliardo. Quindi dai 600 agli 800 milioni di minor spesa nei Ministeri e ancora (forse) non più di 3/400 milioni di nuove tasse, queste sì, su tabacchi e gioco d’azzardo. E il resto (e avanza, avanza eccome) da quel milione di contribuenti che si sta affollando per pagare con lo sconto (rottamazione) cartelle esattoriali che non aveva pagato per anni e anni (finora richieste di pagamenti con lo sconti tra gli otto e i nove miliardi).

Ma tocca leggere, far di conto, roba noiosa. Non c’è gara con un bello, facile, classico e di sicuro effetto titolo sulla “stangata”. Poi la stangata non c’è sparisce. Poco male, la si annuncia di nuovo tra sei mesi. O anche meno. Quando capita, quando c’è spazio.

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