Economia

Ciliegie, l’anno della crisi per le piogge tropicali: costano troppo o non sanno di niente

Ciliegie, l'anno della crisi per le piogge tropicali: costano troppo o non sanno di niente

Ciliegie, l’anno della crisi per le piogge tropicali: costano troppo o non sanno di niente

ROMA – Ciliegie, l’anno della crisi per le piogge tropicali: costano troppo o non sanno di niente. Anno orribile per la produzione di ciliegie, dal nord di Vignola in provincia di Modena al sud della provincia di Bari, due dei centri di eccellenza delle coltivazioni. A Vignola la grande gelata di un mese fa non ha compromesso la produzione (peraltro suscettibile di ripresa con l’aumento delle temperature dei prossimi giorni) ma ha avuto effetti negativi sulla sapidità dei frutti. In pratica non sapranno, come gusto, di niente.

Nella provincia di Bari le violente grandinate e le bombe d’acqua dei giorni scorsi hanno causato grosse perdite al comparto, che si rifletteranno sul prezzo finale con ricarichi eccezionali e speso ingiustificati. “L’andamento di mercato è inaccettabile — denuncia Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia, al Corriere della Sera — con i prezzi pagati agli agricoltori in caduta libera, crollati in una settimana fino a 1,5 euro al chilo per la Bigarreux e a 1,6 per la Giorgia, mentre la forbice dei prezzi dal campo alla tavola si è allargata: nelle catene delle grandi città le ciliegie pugliesi vengono vendute a 8 euro al chilo con ricarichi fino al 500%”.

In Puglia, soprattutto nelle province di Bari e Bat, sono andati distrutti quasi 80 milioni di euro di ciliegie da inizio campagna. Mentre a Ferrara, ma anche in diverse aree del Bolognese, del Basso Veneto e del Mantovano, la situazione climatica atipica sta provocando un fenomeno altrettanto anomalo e diffuso di “cascola”, cioè di caduta prematura nei frutteti che riguarda quasi la metà delle aziende agricole del territorio.

Le piogge torrenziali e le grandinate che hanno interessato il Sud Italia nell’ultimo fine settimana “hanno assestato un colpo mortale – afferma la confederazione agricola – ai ciliegeti pugliesi: distrutte le coltivazioni nella zona di Turi, Castellana Grotte, Putignano, Conversano, Corato, Ruvo di Puglia, Molfetta, Bisceglie. Il danno stimato al settore cerasicolo in queste zone è compreso tra il 70% (nella zona di Corato, Molfetta, Ruvo) fino al 100%. Un colpo durissimo – evidenzia la Cia- tanto più che la Puglia è la prima regione in Italia in termini di produzione di ciliegie, rappresentando il 40% del totale nazionale, con 17 mila ettari investiti (di cui 15 mila nella sola provincia di Bari), 600 mila quintali prodotti, un volume d’affari di 300 milioni di euro e un fabbisogno annuo di manodopera stimato in 2 milioni di ore lavorative”.

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