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Borse, recupero faticoso anche coi 20 mld $ di Pechino

Borse europee, rimbalzo mancato dopo il lunedì nero nonostante Pechino abbia messo altri 20 mld $ acquistando titoli. Ma Milano tiene

ROMA – L’Europa si risveglia un po’ più rinfrancata dopo il brivido del lunedì nero sulle Borse causato, oltre che dalle tensioni arabo-iraniane, dalla mancata crescita cinese. Ma le fibrillazioni restano, il rimbalzo atteso non c’è stato nonostante il governo di Pechino abbia iniettato altri 20 miliardi di liquidità acquistando titoli a tutto spiano.

Borse europee, rimbalzo a metà. Un recupero che svanisce tra le preoccupazioni per la mancata ripresa globale e per le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, mentre si inasprisce il conflitto tra Iran e Arabia Saudita.

Lo Stoxx Europe perde lo 0,4%, con vendite che colpiscono gli export, le case automobilistiche e le aziende chimiche. Volkswagen, con gli Stati Uniti che preparano una causa per lo scandalo delle emissioni truccate, cede il 4,7% e pesa sull’indice Dax che inverte la rotta (-0,65%).

Milano tiene. Sugli scudi le tlc francesi sulle attese per un’alleanza tra Orange (+0,66%)e Bouygues (+1%), che coinvolge negli accordi anche Numericable-SFR (+6,7%) e Iliad (+2,6%). Mentre l’indice di riferimento della Borsa di Parigi cede lo 0,5%. Si distingue Milano (+0,3%) che tiene sostenuta da Ferrari (+2,24%) e Fca (+1,3%), Finmeccanica (+1,6%) e Poste Italiane (+2,3%).

L’intervento del governo cinese sui mercati, tramite l’acquisto di titoli da parte di fondi controllati dallo stato, ridà fiato allo yuan. La moneta di Pechino, che ieri era finita ai minimi degli ultimi 5 anni con il crollo delle Borse, segna ora un recupero dello 0,21% a 6,5198 rispetto al dollaro.

Come sei mesi fa: divieto di vendere agli investitori. Le autorità di controllo dei mercati di Pechino hanno comunicato verbalmente alle società che il divieto di vendita delle azioni per i maggiori investitori, deciso sei mesi fa, rimarrà valido al di là della scadenza dell’8 gennaio. Il bando era stato introdotto a luglio quando si era verificato il primo, premonitore, crollo dei mercati azionari e impedisce agli investitori che possiedono oltre il 5% in un singolo titolo di vendere.

La misura si applica anche ai vertici delle società ed è stata fortemente criticata da alcuni investitori esteri. Anche l’acquisto di azioni sul mercato da parte di fondi controllati dallo stato o comunque riconducibili a proprietà pubblica è una misura introdotta a luglio. Secondo alcune stime di Goldman Sachs nei mesi scorsi i fondi hanno speso 236 miliardi di dollari in acquisti di azioni.