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Concessioni balneari: solo a Salerno a rischio 5mila posti

SALERNO – E’ in arrivo una burrasca sugli stabilimenti balneari italiani: in 5 mila rischiano il posto di lavoro solo in provincia di Salerno, ma lo stesso potrebbe accadere nel resto della penisola. Motivo? La proroga delle concessioni fino al 2020 decisa dal governo, quattro anni orsono, che rischia di essere definitivamente bocciata dalla Corte di giustizia Ue. Il rischio concreto è che la maggior parte degli stabilimenti balneari vengano dichiarati improvvisamente abusivi e debbano chiudere i battenti, con l’Estate alle porte.

La questione, tutt’ora al vaglio della Corte di Lussemburgo, non è di poco conto. Ma cosa è accaduto? In principio furono due cause, intentate una in Lombardia dalla Promoimpresa per uno stabilimento balneare sul Lago Garda, e un’altra in Sardegna da diversi gestori. Questi avevano chiesto una proroga delle rispettive concessioni, ma le amministrazioni locali le avevano respinte. Di qui il ricorso al Tar della Lombardia e della Sardegna, che si sono rivolti alla Corte Ue esprimendo dubbi in merito alla proroga senza ricorrere ad una gara pubblica in quanto si tratterebbe di una limitazione della concorrenza e del libero mercato. A Lussemburgo l’avvocato polacco Maciej Szpunar  ha chiamato in causa la famigerata direttiva europea 123 del 2006, meglio nota come Bolkestein, dal nome del commissario Ue che la concepì. Quella cioè che “impedisce alla normativa nazionale di prorogare in modo automatico la data di scadenza delle concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre”. E immediata è arrivata la levata di scudi del settore, da Assobalneari al Sib, il sindacato dei balneari, che hanno chiesto con insistenza al governo italiano di correre ai ripari con Bruxelles.

La prossima udienza è prevista per maggio e non ci si può permettere una sentenza negativa. Ma una soluzione forse ci sarebbe. A spiegarlo al quotidiano locale La città di Salerno è stato Alfonso Amoroso, segretario provinciale del Sib: “La direttiva europea parla di concessioni di servizi e non di beni. Per noi in questo caso si tratta di beni e pertanto non possono rientrare nella Bolkenstein”. “Per quanto ci riguarda – aggiunge Amoroso – stiamo facendo pressioni sul Parlamento affinché metta mano quanto prima possibile ad una legge di riordino delle concessioni. Non ci si può lasciare così in balia degli eventi perchè stiamo parlando del futuro di centinaia di aziende. Solo in provincia di Salerno ci sono cinquecento concessionari».

Ma in realtà la soluzione più sensata sarebbe quella di procedere a nuove aste per la riassegnazione delle concessioni. Ma il sindacato non è dello stesso avviso: “Vogliono fare le aste? E con quali criteri? Su queste aree ci sono imprese anche da cinquant’anni. I nostri nonni hanno fatto queste strutture, noi e i nostri genitori abbiamo continuato con gli investimenti. Da me vengono gli stessi clienti da generazioni. Su queste aree ci sono anni di sacrifici. Chi ci potrà ripagare di tutto questo? Si manda all’asta il pezzo di spiaggia e le famiglie coinvolte in tutto questo, cosa faranno?”.