Economia

Concorrenza: assicurazioni, farmacie… C’era solo l’annuncio. Ora dopo 8 anni…

Concorrenza: assicurazioni, farmacie... C'era solo l'annuncio. Ora dopo 8 anni...

Concorrenza: assicurazioni, farmacie… C’era solo l’annuncio. Ora dopo 8 anni…

ROMA – Concorrenza: assicurazioni, farmacie… C’era solo l’annuncio. Ora dopo 8 anni… Per fortuna che si chiamava disegno di legge annuale! Annuale perché dal 2009 avrebbe dovuto recepire la relazione annuale e le segnalazioni dell’Autorità antitrust, però va salutata con favore l’approvazione dopo tre anni (e 5 di vuoto pneumatico), otto voti rimpallati tra Camera e Senato, del ddl sulla concorrenza. Legge monca perché i pezzi più sensibili non sono ancora usciti dal travagliatissimo iter parlamentare, come, ad esempio, le norme sul trasporto (Uber o noleggio con conducente).

Molte le novità del testo che riguardano energia, assicurazioni, professioni, comunicazioni, ambiente, trasporti, turismo, poste, banche e farmacie. Ed immaginiamo il lungo balletto, fisiologico ma non del tutto innocente, fra le pressioni delle lobby, i do ut des inconfessabili, le manine e le manone che approfittando delle lungaggini delle procedure e gli impasse dei decisori, hanno inserito questo o quel codicillo. E del resto, è l’inefficienza burocratica la madre di ogni corruzione, non certo presunte tare antropologiche.

Restano da verificare puntualità e integrità dei decreti attuativi, difficilmente pronti prima della prossima relazione annuale sullo stato della concorrenza in Italia. In ogni caso il dato che va registrato sono i tre anni di iter parlamentare per una legge che per definizione deve essere il più possibile collegata ai reali e attuali rapporti di forza sul mercato.

Prima che qualcuno si stracci le vesti lamentando la solita lentezza di una politica castale distratta dai suoi interessi più che da quelli collettivi, andrà forse prima ricordato che un modo per snellire le procedure, velocizzare il processo decisionale, ridurre poteri di veto e rendite di posizione, è stato gettato nella pattumiera insieme con lo scalpo di Renzi. Un referendum perso, una storia finita, un’occasione mancata.

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