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Conto corrente, aumenta l’imposta di bollo sui depositi

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ROMA – Conti correnti, aumenta l’imposta di bollo sui depositi in banca. La Legge di Stabilità varata dal governo e ora all’esame del Senato prevede un aumento dello 0,5 per mille dell’imposta di bollo, dall’1,5 per mille al 2 per mille.

Secondo quanto scrive Francesco De Dominicis su “Libero” il rischio è che aumenti anche l’imposta sui redditi da capitale, che passerebbe dal 20 al 22%. In ogni caso l’aumento attuale dell’imposta di bollo, scrive Libero, è del 33%.

Con queste misure, scrive De Dominicis, il fisco incasserebbe 527 milioni di euro l’anno.

Il bollo si applica a tutti i depositi sopra i 5mila euro e non tocca i guadagni eventualmente maturati ma l’intera somma depositata.

Scrive De Dominicis:

Su 100mila euro risparmiati, a esempio, si pagherà un bollo di 200 euro da confrontare con i 34 pagati fino al 2011. E non è tutto. A questa cifra va aggiunto il prelievo sulle rendite. Prendiamo lo stesso esempio: 100mila euro investiti in obbligazioni che rendono il 3 per cento: la cedola è 3mila euro e il fisco si becca 600 euro. In tutto vuol dire: 800 euro di tasse su 3mila di ricavi. La percentuale per lo Stato è vicina al 27 per cento.

E vale la pena ricordare che i risparmi sono una parte non spesa dello stipendio già pesantemente tassato con l’irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche). A fare bene i conti, si scopre che il livello di tassazione in Italia è sostanzialmente raddoppiato: oltre alla patrimoniale mascherata col bollo, infatti, va conteggiato l’aumento del prelievo sulle rendite. Che era al 12,5% e dal 2011 è aumentato al 20 per cento. Sui soliti 100mila euro, fino al 2011 si pagavano 375 euro di tasse sulle rendite e 34 euro di bollo: totale 410 euro, la metà degli 800 euro pagati a partire da gennaio prossimo.

Ma occhio al Partito democratico: più di un esponente dem, infatti, ha avanzato l’ipotesi di far salire ulteriormente questa aliquota. Le opzioni messe sul tavolo vanno dal 21% al 23 per cento. Quella intermedia, pari al 22%, pare riscuotere, sempre nel Pd, il maggiore consenso. Un aggravio proposto sulla base di un confronto internazionale non corretto.

 

 

 


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