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Contratto statali più vicino: P.A. divisa in 4 comparti

ROMA – Contratto statali più vicino: P.A. divisa in 4 comparti. La partita dei rinnovi contrattuali si giocherà su quattro campi, tanti quanti i comparti in cui è stato diviso il pubblico impiego con l’accordo raggiunto nella notte tra sindacati e Aran, l’Agenzia che rappresenta l’esecutivo. “Funzioni centrali”, “funzioni locali”, “Sanità” ed “Istruzione e ricerca” sono le nuove bandiere della P.A, frutto di accorpamenti che hanno cancellato i confini finora vigenti (fin qui i settori erano undici).

Contratto statali, i sindacati: “Non ci sono più alibi”. “Sistema contrattuale più semplice e innovativo”, sintetizza il ministro della P.A, Marianna Madia, mentre i leader di Cgil, Cisl e Uil in coro avvertono: per il Governo “non ci sono più alibi”, apra “subito” il tavolo per lo sblocco degli stipendi. Se è vero che l’intesa appena trovata era l’ultimo ostacolo formale da superare prima di poter passare ai rinnovi, c’è anche una questione ‘sostanziale’. I segretari di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo chiedono lo stanziamento di “altre” risorse, perché quelle attuali “non bastano” (sono 300 i milioni previsti nella legge di Stabilità 2016).

Il nodo della legge Brunetta. Si guarda così al futuro, ovvero alla prossima finanziaria, anche perché ormai il 2016 è in parte già andato e il contratto da sottoscrivere avrà una durata triennale. Tuttavia non è solo un problema di quantità, occorre anche riflettere sulla distribuzione dei fondi. E se avverrà nel rispetto della legge Brunetta, che divide il pubblico impiego in tre fasce di merito (25% più bravo, 50% nella media e 25% meno produttivo) il rischio è quello che “una parte vada a perdere”, spiega il responsabile settori pubblici Cgil, Michele Gentile.

In ballo c’è dunque il sistema di valutazione delle performance. Una materia su cui è stato messo a punto un decreto che in parte rivede la legge Brunetta, legando il giudizio non solo al singolo ma all’andamento di tutta la squadra. Un intervento più incisivo potrebbe però essere inserito nel Testo unico sul pubblico impiego, che Madia vorrebbe presentare entro l’estate. La posta in gioco è rilevante e oltrepassa lo steccato di una, per quanto attesa, tornata contrattuale.

Parte la trattativa. Tanto che nella dichiarazione firmata da Aran e sindacati, allegata all’accordo, si legge: “Le parti concordano sulla necessità di un confronto ed una riflessione congiunta sui modelli di relazione sindacale nel lavoro pubblico al fine di delineare percorsi evolutivi ed innovativi di revisione degli stessi”. Per il momento quel che è stato fatto, riconosce il presidente dell’Aran Giuseppe Gasparrini, è “un passo avanti” verso lo sblocco dei contratti, ormai fermi da sette anni, uno stop la cui prosecuzione è stata dichiarata illegittima dalla Consulta stessa.

“Siamo quasi a un anno dalla sentenza della Corte”, ricorda la segretaria della Fp Cgil, Rossana Dettori, che definisc e il “ritardo inammissibile”. E il governo, con il sottosegretario Angelo Rughetti, risponde dicendosi pronto: “Da oggi si potrà aprire la stagione contrattuale”. In effetti basta la finalizzazione dell’intesa, un iter burocratico che dovrebbe essere abbastanza celere, e poi si potrebbe passare già ai tavoli almeno per i comparti che hanno subito meno modifiche (sanità ed enti locali). A prima vista appaino invece più complessi i tavoli per gli altri due settori, dato che c’è il tema delle fusioni tra micro-sindacati e quello della divisione dei contratti in parti comuni e speciali (per la conoscenza attualmente gli orari, i salari, le sanzioni e le assenze sono trattate diversamente).