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Credit Suisse indagata: “Frode, false polizze assicurative”

MILANO – Credit Suisse, banca svizzera con sede a Zurigo, è indagata a Milano per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti nell’ambito di un’inchiesta su una presunta maxi-frode fiscale che sarebbe stata realizzata attraverso false polizze assicurative e che avrebbe permesso a clienti italiani di portare soldi all’estero senza dichiararli al fisco

Da mesi la Finanza sta portando avanti una serie di complesse verifiche su 13-14 mila persone che avrebbero trasferito su conti esteri circa 14 miliardi di euro.

Da oltre un anno, infatti, la Procura di Milano e la polizia tributaria delle Fiamme Gialle stanno indagando su operazioni effettuate tra il Liechtenstein e le isole Bermuda in relazione alla presunte false polizze assicurative. Polizze che, secondo l’accusa, sarebbero state soltanto un escamotage studiato da funzionari della banca svizzera per consentire a clienti italiani di portare denaro oltre il confine e nasconderlo all’erario.

Credit Suisse, intanto, in merito all’indagine si limita ad affermare che le sue “attività con clienti privati sono sistematicamente concentrate su patrimoni dichiarati”. Il gruppo, ha spiegato un portavoce da Zurigo, ha “chiare regole interne e processi per assicurare che si conduca il lavoro in accordo alle leggi in vigore in Italia”.

In relazione, poi, alla ‘voluntary disclosure’ “approvata dal governo italiano nel 2014 – ha aggiunto – Credit Suisse ha immediatamente chiesto ai propri clienti di fornire prove per dimostrare di essere in regola dal punto di vista fiscale. Questo processo è stato virtualmente concluso”.

Nel frattempo, l’inchiesta, nella quale risulterebbero coinvolti anche alcuni funzionari dell’istituto, va verso la chiusura, anche se le Fiamme Gialle stanno ancora effettuando accertamenti complessi sui conti esteri delle migliaia di clienti italiani per quantificare l’ammontare delle imposte evase.

Gli inquirenti hanno ipotizzato i reati di frode fiscale, ostacolo all’attività di vigilanza, riciclaggio e abusivismo finanziario, mentre il gruppo bancario è indagato per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, la 231 del 2001.

L’indagine era scattata a metà dicembre 2014 con una serie di acquisizioni di documenti e sequestri di carte. Durante il blitz gli investigatori avrebbero rintracciato anche una sorta di ‘manuale aziendale’ con istruzioni ai funzionari per aggirare i controlli. Un anno fa, poi, era emerso che la Finanza stava lavorando su una lista di oltre 350 nomi di clienti di Credit Suisse (a cui, tra l’altro, l’Agenzia delle Entrate aveva mosso contestazioni in sede tributaria) e che tra loro era stato individuato anche il deputato, prima del Pd e poi di Forza Italia, Francantonio Genovese, già finito in carcere per truffa e frode fiscale nell’inchiesta cosiddetta ‘Corsi d’oro’ dei magistrati di Messina.

Andando avanti nelle indagini, gli investigatori hanno scoperto centinaia di clienti per una presunta maxi-frode fiscale per miliardi di euro, ancora da quantificare con esattezza.