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Csm non rendiconta da 20 anni. Corte Conti Lazio: “Superbi”

ROMA –  Il Csm ha sollevato conflitto di attribuzione avanti la Corte Costituzionale nei confronti della Corte dei Conti “non già per sottrarsi a controlli che vengono regolarmente espletati ma per vedere applicata la legge nel rispetto del rango costituzionale del Csm”. Lo sottolinea in una nota Palazzo dei marescialli, in cui definisce “estemporanea” l’iniziativa della procura generale della Corte dei Conti del Lazio, fatta propria dalla Sezione giurisdizionale del Lazio, di sottoporre l’organo di governo autonomo della magistratura al “giudizio di conto”.

Corte dei Conti: “Dal Csm peccato di superbia”. Il presidente della Corte dei Conti del Lazio aveva lamentato che la mancata rendicontazione del Csm dal 1997 fosse da qualificare come un peccato di superbia, ” mosso dall’insofferenza istituzionale di essere sottoposto al controllo di un altro organo dello stato, di cui non riconosce l’autorità». Uno schiaffo al Csm senza precedenti.

A difesa dell’autonomia. “Secondo l’art. 9 della legge istitutiva, il Csm provvede all’autonoma gestione delle spese per il proprio funzionamento nei limiti del fondo stanziato a tale scopo nel Bilancio dello Stato. Il controllo della gestione finanziaria e patrimoniale – spiega il comunicato del Csm – è assicurato dal Collegio dei Revisori composto da due giudici contabili, tra cui il Presidente della Corte dei Conti in quiescenza, ed un docente universitario. Inoltre il Csm trasmette regolarmente ogni anno il Rendiconto della gestione alla Corte dei Conti come previsto dallo stesso art. 9 della Legge 195 del 1958″.

“Mai la Corte dei Conti aveva posto in dubbio tali principi di autonomia contabile, peraltro declinati con il Regolamento di amministrazione e contabilità approvato sin dal 1997 con D.P.R. e regolarmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale”, evidenzia ancora la nota che spiega così la scelta di impugnare anche davanti alle Sezioni unite della Corte dei conti la decisione della sezione del Lazio di sottoporre il Csm “a un terzo controllo, il cosiddetto giudizio di conto”.