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Def: Pil 2016 cresce meno (1,2%). Deficit 2017 1,1%? No: 1,8

ROMA – Nel Def (Documento di economia e finanza) approvato dal consiglio dei Ministri del governo Renzi si prevede che il Prodotto interno lordo dell’Italia (Pil) cresca dell’1,2% nel 2016, invece che dell’1,6% come da precedenti stime. Parallelamente, il rapporto deficit/Pil per il 2016 sarà del 2,3% (anziché del 2,2%) e soprattutto nel 2017 sarà dell’1,8% invece che dell’1,1% stimato nel Def di settembre 2015. Insomma la crescita c’è, ma è inferiore alle attese, mentre quello che cresce è l’esigenza di flessibilità di bilancio.

Annunciando che il Pil 2016 segnerà +1,2%, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha detto che l’economia italiana “cresce, la crescita accelera in buona parte trainata dall’effetto delle misure del governo e si accompagna al miglioramento continuo delle finanze pubbliche sia in termini di deficit che di debito”.

Mentre il “deficit del 2015 è confermato al 2,6%, nel 2016 va al 2,3% e all’1,8% nel 2017″, ha detto Padoan, sottolineando che “continua la politica di sostegno alla crescita con il rafforzamento e risanamento della finanza pubblica”. Il ministro ha anche informato che il debito pubblico si attesterà nel 2016 al 132,4% del Pil per poi scendere al 130,9% nel 2017, al 128,0% nel 2018 e al 123,8% nel 2019.

Il il premier Matteo Renzi mostrando delle slides in bianco e nero sul Def, ha detto: “Il fatto che ci sia una revisione all’1,2% (del Pil) è un fatto di serietà. L’Italia cresce, questi sono i numeri. Ce li avevamo anche a colori, ma non vogliamo stupirvi. La crescita accelera, come dice bene Padoan, del 50 per cento rispetto al 2015, nel 2016 andremo meglio”. Riporta Raffaele Ricciardi su Repubblica.it:

Per gli anni successivi si indica ora un +1,4% per il 2017 (dall’1,6%) e un +, è stata rivista al ribasso all’1,2%, per poi passare al +1,4% per il 2017 (sempre dal +1,6%) e al +1,5% per il 2018. L’Italia è reduce dal +0,8% del 2015 e alla luce di quel dato, Padoan ha rivendicato: “La crescita c’è, la trainano i consumi delle famiglie e gli investimenti – sia pubblici che privati – mostrano un’accelerazione”, aggiungendo “l’effetto positivo delle misure del governo”.

Come indicato già nelle bozze che sono entrate a Palazzo Chigi, novità si registrano anche sul fronte del deficit. Per quest’anno, il governo sembra aver individuato un punto di incontro con la Commissione Ue indicando un indebitamento al 2,3% del Prodotto, ovvero a metà tra il 2,2% indicato in autunno e il 2,4% che si raggiungerebbe occupando tutto lo spazio legato alla ormai famosa “clausola di flessibilità” per i migranti (0,2 punti di Pil, circa 3 miliardi). Un risultato che si raggiunge grazie a un aggiustamento amministrativo: non servono manovre lacrime e sangue, bastano i risparmi sulla spesa per interessi (grazie alla Bce) e l’extragettito legato al rientro dei capitali (voluntary disclosure) per limare un po’ di indebitamento.

Ma nelle pieghe del documento si trova anche la richiesta implicita di maggiore flessibilità per l’anno prossimo. Il riferimento è all’indicazione di un deficit/Pil all’1,8%. Si tratta di una correzione dei conti inferiore all’1,1% previsto inizialmente e per il titolare delle Finanze “è compatibile con la flessibilità prevista dall’Europa e le circostanze straordinarie che riguardano la crescita più bassa a livello globale e l’inflazione” stagnante. D’altra parte, raggiungere il livello dell’1,1% richiederebbe uno sforzo mostruoso all’Italia, se si considera che solo per disattivare le clausole di salvaguardia (di fatto aumenti dell’Iva) che scatteranno automaticamente dal prossimo gennaio sono da mettere in conto circa 15 miliardi nella legge di Bilancio del 2017. La concessione da parte della Ue potrebbe esser approvata definitivamente da Bruxelles a maggio, quando arriverà il giudizio Ue definitivo sulla Stabilità 2016 insieme all’aggiornamento delle previsioni macro. In ogni caso, Padoan ha rimarcato: “L’idea che l’Italia chieda troppo all’Europa è sbagliata. L’Italia ha più flessibilità semplicemente perché la finanza pubblica italiana è in regola più di quella di altri”.