La crisi costringe il governo americano a indebitarsi sempre più. Da una parte sono inevitabili le spese per sostenere il tasso di disoccupazione in aumento e le minori entrate fiscali, dall’altro non cessa il bisogno dell’amministrazione di chiedere prestiti per fare cassa.
E così è la stessa Casa Bianca a far sapere che il deficit pubblico sta per raggiungere cifre record: le stime parlano di 1,8 migliaia di miliardi di dollari. Il governo di Barack Obama si appresta perciò ad effettuare dei tagli: lo stesso presidente ha dichiarato recentemente che 17 miliardi sono già stati calcolati come uscite superflue o non indispensabili. La gestione del debito pubblico sarà una prova di popolarità per la nuova presidenza.
Dopo tante promesse, infatti, per la prima volta il governo si troverà a prendere scelte impopolari per far rientrare i conti. D’altronde, un’altra strada non è possibile, considerando che secondo il Congressional Budget Office il deficit potrebbe arrivare, nel decennio 2010-2020, a raggiungere il tetto dei settemila miliardi di dollari. Attualmente rappresenta il 12,9 per cento del Prodotto interno lordo, un dato impressionante se si pensa che già in passato un rapporto deficit-Pil che arrivava solo al 4 per cento spingeva le amministrazioni a praticare una politica di emergenza.
Primi indizi di una strategia economica più attenta alle agevolazioni indiscriminate sono arrivati dal piano approvato lo scorso mese dal Congresso che non ha accolto le richieste di Obama di estendere dei crediti fiscali a lavoratori e coppie indigenti.
12 maggio 2009 | 15:13 Letto 788 volte
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