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Dichiarazione redditi, 730 precompilato: attenti a trappole

ROMA – Dichiarazione dei redditi, attenti alle trappole nel 730 precompilato. Come spiega Luca Cifoni sul Messaggero, da quest’anno la dichiarazione precompilata è più completa, ma questo può essere anche uno svantaggio, dal momento che richiede maggiore attenzione da parte dei contribuenti. Anche perché il capitolo relativo ai dati sanitari è ancora in fase di rodaggio, e tutto rischia di complicarsi ulteriormente.

Coloro che nel 2015 hanno ricevuto un rimborso delle spese mediche dal proprio Fondo o Cassa di assistenza sanitaria potranno trovare i relativi importi inseriti nel rigo D7 del 730 precompilato (o RM8 del modello Unico) come voce da sottoporre a tassazione separata. Ma, spiega Cifoni sul Messaggero,

molto spesso l’imposta non è dovuta o è dovuta solo in parte: la cifra va quindi azzerata o quanto meno ridotta. Perché il fisco invece la considera un reddito? Perché quei rimborsi potrebbero essere riferiti a spese sanitarie che nell’anno precedente il contribuente aveva portato in detrazione: allora il contribuente avrebbe goduto di un doppio vantaggio fiscale, prima deducendo dal reddito il contributo alla Cassa che gli darà diritto al rimborso, poi detraendo le relative spese. Motivo per cui il rimborso viene tassato.

Le soluzioni sono due:

o portare in detrazione solo le spese mediche non rimborsate, oppure detrarle tutte ma inserire appunto i relativi rimborsi tra i redditi sottoposti a tassazione separata. Opzione quest’ultima che in particolari circostanze può risultare conveniente. Siccome però l’Agenzia delle Entrate non sa se proprio le spese in questione sono state precedentemente detratte, tocca al contribuente fare la verifica ed eventualmente cancellare quel reddito.

Nella dichiarazione precompilata di quest’anno, poi, mancano le voci sui farmaci da banco, che quindi vanno inseriti direttamente.

Vanno poi controllati i dati relativi a familiari a carico e alle detrazioni per lavoro dipendente. Nel primo caso, spiega Cifoni sul Messaggero,

l’Agenzia delle Entrate ricava le sue informazioni dalle certificazioni uniche inviate dai datori di lavoro e dall’Inps, per cui se i dati non sono esatti si rischia di perdere un beneficio o al contrario di usufruirne in modo illegittimo. Invece i dipendenti che hanno avuto più rapporti di lavoro nell’anno potrebbero non trovare la corretta indicazione dei giorni di lavoro: anche in questo caso sarà bene verificare ed eventualmente correre ai ripari.

Ci sono poi altre voci che compaiono nel foglio informativo insieme al modello ma non sono state inserite nella precompilata, come le ristrutturazioni. Insomma, l’attenzione deve essere massima: l’errore è più che mai dietro l’angolo.


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